“L’unica cosa importante della mia vita è scrivere. Ho pagato molto caro il coraggio (facile per uno scrittore) di «descrivere» la vita più bassa e povera della mia società – e il coraggio (un po’ meno facile) di criticare in prosa e in rima le alte Autorità religiose e politiche della mia patria. Ma niente ha mai potuto veramente amareggiarmi la gioia del «connotare». Ecco, questa è stata ed è, più o meno, la mía vita”. Così un testo inedito della fine degli anni Sessanta di Pier Paolo Pasolini, letto oggi nell’aula di Palazzo Madama dal senatore del Pd Francesco Verducci, durante la commemorazione dello scrittore ucciso il 2 novembre del 1975 a Ostia, per concessione dei curatori dell’opera pasoliniana Graziella Chiarcossi e Matteo Cerami.
“Pasolini – ha detto il parlamentare dem – è totalizzante, è eretico e corsaro, si fa carico nella sua opera dell’umanità, ne scandaglia le contraddizioni estreme mettendo in gioco sé stesso. Sempre, dalla parte degli ultimi e dei diseredati in una connessione sentimentale fortissima. In lui visione poetica e indagine politica sono tutt’uno, come nella sua lucida critica al capitalismo, alla società dei consumi e dell’omologazione”, ha concluso Verducci.


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