Walter Verini, senatore del Pd e segretario della commissione Giustizia di Palazzo Madama, ha visto che esultanza a destra dopo il via libera della Camera alla separazione delle carriere?
«Sono rimasto molto colpito, quegli schiamazzi mi hanno ricordato le scene della caduta del secondo governo Prodi, quando vennero esibite fette di mortadella e bottiglie di champagne. Un comportamento sguaiato e offensivo per il decoro del Parlamento. Ma, del resto, per loro il senso dello Stato è un optional».
Non è comprensibile la soddisfazione, soprattutto di Forza Italia, che vede avvicinarsi lo storico obiettivo di Berlusconi?
«Di Berlusconi e della P2 di Licio Gelli. Entrambi erano contro la separazione dei poteri e volevano sottomettere la magistratura all`esecutivo. E esattamente quello che avverrà con questa riforma. E non hanno nemmeno fatto una battaglia politica limpida».
In che senso?
«Ha prevalso la loro arroganza, che ha impedito qualsiasi intervento sul provvedimento. Blindato fin dall`inizio, una cosa mai vista su una riforma costituzionale. Vogliono codificare il Parlamento come passacarte».
E voi che fate?
«Noi dobbiamo denunciare e sensibilizzare i cittadini. Spiegare, ad esempio, che questa riforma è solo un totem ideologico e un modo per colpire l`autonomia della magistratura. Il prossimo
passo sarà l`abolizione dell`obbligatorietà dell`azione penale. Si perseguiranno i reati di strada e non quelli dei colletti bianchi».
È già proiettato verso il referendum?
«Dovremo lavorare affinché sia chiaro che non ci sarà alcun miglioramento nel funzionamento della giustizia in Italia. I cittadini sono interessati ad avere processi con una durata ragionevole, più personale negli uffici giudiziari e, aggiungo, carceri dignitose. Nella riforma non c`è nulla di tutto questo».
Da destra diranno che la fiducia nella magistratura è in crisi da anni e serve un cambiamento.
«Allora bisogna rafforzarla, non colpirla nella sua essenza istituzionale. Sa, su ottomila magistrati, quanti cambiano funzione ogni anno? Venti. E oltre il 50% delle richieste fatte dalle procure vengono archiviate. Questi sono i numeri. E abbiamo appena avuto la dimostrazione di come ci sia una forte dialettica tra pm e giudici».
Dove?
«A Milano, l`inchiesta sull`urbanistica. La procura ha formulato accuse e chiesto misure cautelari, i giudici del riesame hanno smontato tutto. Ma posso fare altri esempi: Salvini assolto a Palermo nel processo Open Arms, mentre Delmastro è stato condannato a Roma per il caso Cospito, nonostante la richiesta di assoluzione della procura».
Questi sono gli argomenti con cui proverete a vincere il referendum?
«Intanto, ricordo che un referendum sulla separazione delle carriere c`è già stato tre anni fa e andò a votare il 20% degli aventi diritto. Quindi, forse tutta questa massa di persone favorevoli non c`è.
Questo rischia di essere un referendum contro la magistratura. Ma io sono fiducioso, basta inquadrare bene la posta in gioco, cioè la qualità della nostra democrazia».


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