«Le notizie che si susseguono sul caso Revolut, ove fossero confermate, sarebbero estremamente gravi e richiedono quindi un chiarimento immediato da parte del Governo. Per questo abbiamo depositato un’interrogazione urgente al Ministro dell’Interno».

Lo dichiarano i senatori del Partito Democratico Lorenzo Basso e Antonio Nicita.

«Revolut ha confermato di avere trasmesso dati personali e finanziari riservati di alcuni propri clienti in risposta a richieste fraudolente provenienti da un indirizzo appartenente al dominio autentico di un’autorità governativa. Secondo quanto riportato oggi dalla stampa, le richieste sarebbero state inviate attraverso una casella PEC compromessa della Prefettura di Reggio Calabria, quindi riconducibile al Ministero dell’Interno, utilizzata dagli attaccanti per presentarsi come appartenenti alla Polizia Postale. Una ricostruzione sulla quale è necessario che il Governo faccia immediatamente chiarezza».

«Se questi fatti fossero confermati, saremmo di fronte a un problema che va ben oltre il pur gravissimo episodio che ha coinvolto Revolut. Occorre sapere quando la casella sia stata compromessa, per quanto tempo sia rimasta nella disponibilità degli attaccanti, quante comunicazioni siano state inviate e ricevute in quel periodo e se richieste fraudolente di acquisizione di dati siano state rivolte anche ad altre banche, intermediari finanziari, piattaforme digitali, operatori di comunicazione o altri soggetti».

«Vanno inoltre accertate la natura e l’estensione della compromissione. Nelle ultime ore sono circolate rivendicazioni secondo cui l’accesso abusivo avrebbe riguardato anche ulteriori strutture e sistemi delle forze dell’ordine italiane. Si tratta di affermazioni che non risultano al momento confermate e proprio per questo chiediamo al Ministro di riferire se siano fondate e se vi siano stati accessi ad altre caselle, documenti, sistemi o banche dati».

«Chiediamo inoltre di sapere quando il Ministero sia venuto a conoscenza dell’incidente, quali misure di contenimento e bonifica siano state adottate e se siano stati immediatamente coinvolti l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e il Garante per la protezione dei dati personali».

«C’è infine una questione che riguarda la sicurezza complessiva delle comunicazioni istituzionali. Se un soggetto criminale riesce a prendere il controllo di una casella autentica di un’amministrazione pubblica, può presentarsi nei confronti di soggetti terzi come un’autorità dello Stato. Per le richieste che comportano l’accesso a dati personali, finanziari o investigativi particolarmente sensibili non può quindi essere sufficiente la sola provenienza da un indirizzo istituzionale. Occorre verificare quanto accaduto e rafforzare i sistemi di autenticazione e di verifica delle richieste».

«Su una vicenda di questa portata – concludono Basso e Nicita – il Parlamento e i cittadini hanno diritto di conoscere rapidamente l’estensione dell’incidente, le eventuali conseguenze e le misure adottate per evitare che possa ripetersi».


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