“Per decenni il caporalato ha avuto il volto di uomini che aspettavano all’alba in una piazza, lungo una strada, davanti a un campo che qualcuno li chiamasse. Se non lavoravano, non avrebbero avuto il salario per pagare l’affitto, comprare il pane, sfamare i figli. Oggi la situazione non è molto diversa: al posto del caporale c’è la piattaforma. Anche oggi il problema non è l’algoritmo, ma l’asimmetria tra chi ha bisogno di lavorare per vivere e chi organizza il lavoro. Tutti affermano che l’intelligenza artificiale debba essere antropocentrica e che la persona debba restare al centro. Ma non basta inserire la parola ‘antropocentrica’ in un documento, in una strategia nazionale o in un convegno. Bisogna tradurre quei principi in norme”.
Lo ha detto in Aula il senatore del Pd Lorenzo Basso, vicepresidente dell’Ottava Commissione.
“L’intelligenza artificiale può migliorare il lavoro, a partire dalla sicurezza, contribuendo a ridurre gli incidenti. Ma esiste una linea che non può essere superata: l’algoritmo deve aiutare la lavoratrice e il lavoratore, non trasformarsi in un sorvegliante permanente o in un caporale invisibile. La sfida normativa del nostro tempo è governare questi sistemi ibridi. Da questo punto di vista riconosciamo che il decreto lavoro affronta finalmente il tema. L’articolo 12 introduce una presunzione di subordinazione quando emergono elementi di direzione e controllo esercitati anche tramite sistemi automatizzati. È un principio corretto. Ma così com’è rimane troppo generico e troppo debole, quasi limitandosi a prendere atto di ciò che accade senza intervenire davvero”.
“C’è poi un secondo punto decisivo – ha proseguito Basso –: la piattaforma conosce l’algoritmo e detiene i dati. Per questo non possiamo scaricare sul lavoratore, che è il soggetto più debole, l’onere della prova. La normativa europea offre strumenti più avanzati e il legislatore nazionale avrebbe dovuto prevedere una presunzione più forte e una reale inversione dell’onere della prova. Come Partito Democratico abbiamo presentato emendamenti in questa direzione, ma la maggioranza li ha respinti. Così come ha respinto le proposte per garantire pieno accesso ai dati e maggiore trasparenza dei sistemi. Non si tratta di fermare l’intelligenza artificiale, ma di impedire che venga utilizzata per sottrarsi alle proprie responsabilità. Noi vogliamo l’innovazione, ma dove c’è lavoro devono esserci diritti, perché l’innovazione resti al servizio della persona e non il contrario”.


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