BOCCIA: “MATTARELLA INDICA LA STRADA, NO A GHETTI E PROPAGANDA”

“Ieri Mattarella ha ricordato una cosa essenziale: la scuola deve unire, non dividere. È da qui che dovrebbe partire ogni scelta del governo. Se ci sono classi in cui la conoscenza dell’italiano rappresenta una difficoltà, si intervenga lì, con più insegnanti, mediatori e tempo scuola. Non servono tetti generalizzati né nuove divisioni tra bambini.
La scuola italiana ha bisogno di strumenti per affrontare problemi reali, non di parole d’ordine. Il richiamo del Presidente della Repubblica alla necessità di non creare ghetti dovrebbe essere ascoltato dal ministro Valditara. Meno propaganda identitaria e più politica scolastica. E’ questa la strada da perseguire che chiediamo al governo”.
“Se il problema è la lingua, la risposta è insegnare l’italiano. Se il problema riguarda mille classi su 300mila, interveniamo su quelle mille classi aumentando gli insegnanti, i mediatori e il tempo scuola: questa si chiama politica. Dire ‘stranieri’ con quella foga e costruirci sopra uno
scontro identitario si chiama propaganda”. Lo ha detto Francesco Boccia, capogruppo del PD al Senato, intervenendo oggi a ‘Corrente Alternata’ condotto da Francesco Borgonovo su
Giornale Radio, parlando della proposta sui tetti agli alunni stranieri nelle classi italiane.
“Quando sento un ministro dell’Istruzione parlare di ‘fuga dei bianchi’, penso che si sia oltrepassato un confine. Il ministro Valditara, anziché aumentare lo scontro sociale, faccia bene il
ministro, visto che è inadeguato”, ha concluso Boccia.

BOCCIA “GOVERNO VIVE ALLA SETTIMANA. SU TARANTO QUATTRO ANNI PERSI, ORA RISCHIO DISASTRO INDUSTRIALE E SOCIALE”

“Questo decreto è la fotografia di quattro anni di politica economica e industriale del Governo Meloni: arrivare sempre dopo, rincorrere le emergenze, mettere una toppa dopo l’altra senza mai costruire una strategia. Siamo chiamati a convertire una riduzione delle accise i cui effetti sono già terminati, mentre sulla stessa materia sono arrivati altri decreti. Non si governa un Paese una settimana alla volta.
Da mesi famiglie e imprese vivono in un calendario dell’incertezza. Sono già state impegnate risorse per oltre 2 miliardi in interventi temporanei sui carburanti, senza un meccanismo stabile, senza concentrare gli aiuti su autotrasporto, agricoltura, pesca, piccole imprese e pendolari e senza un vero monitoraggio per verificare quanto della riduzione delle accise arrivi davvero alla pompa. E per finanziare pochi giorni di sconto si interviene persino su stanziamenti per scuola, sanità, università e ricerca, lavoro e ambiente. Si tagliano pezzi di futuro per pagare qualche giorno di emergenza.
Ma la parte più drammatica riguarda l’ex Ilva. Taranto non può più vivere ‘nelle more’. Il Governo mette altri 100,5 milioni, ma continua a non dire quale sarà il futuro della più importante acciaieria italiana. Il 28 ottobre è ormai dietro l’angolo. Quasi 10 mila lavoratori diretti del gruppo vivono nell’incertezza e la crisi dell’indotto ha coinvolto circa 2.500 lavoratori. Dietro questi numeri ci sono famiglie e un’intera comunità che da quattro anni aspetta una decisione.
E mentre dice di voler difendere l’indotto, il Governo stabilisce che i finanziamenti pubblici siano restituiti con priorità rispetto agli altri crediti. Da una parte promette di salvare le imprese dell’indotto, dall’altra le mette in fondo alla fila. Fornitori, artigiani e imprese che hanno continuato a lavorare vedono indebolite le garanzie sulle quali avevano fatto affidamento. È un colpo anche alla fiducia nello Stato.
Dopo quattro anni di rinvii siamo davanti al rischio di un disastro industriale e sociale. Basta tavoli, basta annunci, basta prestiti ponte. Ora bisogna decidere. Serve un’Agenda per Taranto: continuità industriale anche attraverso un intervento pubblico temporaneo, tutela dei lavoratori diretti e dell’indotto, sostegno alle imprese creditrici, risanamento ambientale, decarbonizzazione e nuovi investimenti. L’acciaio di Taranto non riguarda solo Taranto: riguarda automotive, meccanica, cantieristica, infrastrutture e l’autonomia industriale dell’Italia.
Anche sugli extraprofitti il Governo gioca con le parole: quello previsto non è un vero prelievo straordinario, ma un’anticipazione accompagnata da un credito d’imposta di pari importo. Carburanti ed ex Ilva raccontano così lo stesso fallimento: un Governo che tampona il presente perché non programma il futuro. Ormai il Governo va avanti di settimana in settimana. E Taranto, soprattutto, non ha più una settimana da perdere”. Lo ha detto il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenendo in Commissione Finanze sul decreto Accise-Ilva.


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