“Abbiamo presentato un disegno di legge alternativo perché la crisi del calcio italiano è molto più profonda di quanto affronti il ddl Marcheschi. Servono risposte diverse a due crisi diverse: da una parte la crisi della Nazionale maschile e va sottolineato perché non è quella della nazionale femminile che merita la giusta attenzione e considerazione. È una crisi quella della nazionale italiana di calcio maschile: di talenti, dei vivai, delle scuole calcio e dell’integrazione; dall’altro lato denunciamo la crisi del calcio professionistico a partire dalla Serie A, che è crisi del valore competitivo del prodotto calcio italiano, sempre meno attrattivo per investitori e mercati internazionali. Il calcio italiano non si riforma nei palazzi: si ricostruisce nei territori”. Così il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, intervenendo in commissione Cultura dopo l’audizione del presidente della Figc, Giovanni Malagò. “La terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali è il punto di arrivo di un declino che nasce lontano dai vertici federali. Il ddl Marcheschi nasce incompleto perché affronta solo una parte del problema e non può sciogliere le contraddizioni della stessa maggioranza, come dimostra il fatto che anche la Lega abbia presentato un proprio disegno di legge. Noi proponiamo invece una riforma organica, che riporti investimenti, formazione e opportunità dove il talento nasce”, ha aggiunto.
“Il calcio – ha sottolineato Boccia – deve tornare a essere una funzione sociale, non un privilegio né soltanto un business. Per troppe famiglie praticarlo è diventato costoso e il tifoso è stato trasformato in un cliente. Noi proponiamo voucher per i redditi più bassi, apertura degli impianti scolastici, incentivi alle società che operano nelle periferie, nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Lo sport è un diritto e uno straordinario strumento di inclusione. Senza le seconde generazioni non ricostruiremo la Nazionale. A differenza dell’atletica leggera, della pallavolo e di altri sport, il calcio continua a non valorizzare ragazze e ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri. Costi, ostacoli burocratici e ritardi culturali fanno perdere ogni anno migliaia di giovani talenti. Il nostro ddl semplifica il tesseramento, investe sulle scuole pubbliche, rende accessibili le scuole calcio e sostiene un modello di integrazione che rafforza insieme lo sport e la coesione sociale”. “Serve una nuova politica industriale del calcio. Risorse vere ai vivai e a chi fa giocare i giovani, sostegno al calcio femminile, stadi moderni, riforma dei campionati per renderli sostenibili, maggiore trasparenza della governance e controlli sui passaggi di proprietà. Il business deve tornare al servizio dello sport e delle comunità, non il contrario. Solo così il calcio italiano potrà ritrovare competitività internazionale senza perdere la propria anima, che forse è già stata persa”, ha concluso il capogruppo dem al Senato.