“I sub emendamenti all’emendamento Lisei e gli altri nostri emendamenti sono parte di una strategia unitaria delle opposizioni che merita attenzione e disponibilità. Se la maggioranza prenderà atto che questo nostro impianto non aiuta una parte o l’altra, ma aiuta la credibilità e la democrazia del Paese, allora vorrà dire che, in zona Cesarini, avrà fatto un salto di qualità, viceversa vorrà invece dire che per l’ennesima volta le istituzioni democratiche saranno state piegate agli interessi di una parte politica. Noi ribadiamo che l’unità della Repubblica non è materia disponibile per gli accordi di coalizione. Il voto che stiamo per esprimere diventa una prova di verità.”. Lo ha detto in Aula il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd, prendendo la parola per illustrare gli emendamenti all’articolo 1 del ddl sulla legge elettorale.
“Noi diciamo una cosa semplice – ha continuato Boccia – e cioè che l’emendamento Pirondini 1.7, quello De Cristofaro 1.15, quello Boccia 1.24 e quello Paita 1.20 sono gli emendamenti unitari delle opposizioni che propongono il superamento delle liste bloccate e la parità di genere ed eliminano la schifezza del Premierato nascosto sull’indicazione del candidato Presidente del Consiglio sulla scheda. Noi abbiamo smascherato le contraddizioni della maggioranza, che è nel caos e in confusione, utilizzando il regolamento e di questo ringraziamo il Presidente del Senato che ha svolto il suo compito, consentendo alle opposizioni di subemendare un emendamento approvato con varie forzature. Credo che questa sia l’ultima fase del confronto di merito su questa legge elettorale, l’ultimo e definitivo capitolo di una legislatura in cui la maggioranza ha affrontato con lo stesso metodo ogni tentativo di riforma: prima tentando di far da sola, poi forzando le istituzioni per poi piegare le regole agli equilibri politici della propria maggioranza. La nostra proposta supera davvero i capilista bloccati, restituisce agli elettori la scelta dei propri rappresentanti e garantisce la parità attraverso la doppia preferenza di genere e l’alternanza. Non basta certo a trasformare questa in una buona legge elettorale. Restano un premio sproporzionato, una soglia troppo bassa, seri problemi di compatibilità costituzionale e un impianto complessivo che continuiamo a considerare profondamente sbagliato. Ma almeno su una cosa possiamo fare oggi un passo avanti: restituire ai cittadini il diritto di scegliere chi li rappresenta. E allora la scelta della maggioranza è molto semplice. Se davvero vuole le preferenze, le voti. Se voterà contro, da domani non potrà più raccontare agli italiani che voleva restituire loro il potere di scegliere. Avrà dimostrato che voleva soltanto continuare a scegliere i parlamentari, chiamando ‘preferenze’ qualcosa che preferenze non erano e che voleva piegare le istituzioni alle proprie convenienze”.