“Oggi potremmo dire: bentornato bicameralismo. Ce ne eravamo dimenticati in questi anni, riscoperto solo purtroppo per far saltare la legge sul consenso o a sostegno delle diatribe interne alla maggioranza. Oggi, se la notte avesse portato consiglio, la maggioranza avrebbe la possibilità di dimostrarci che il bicameralismo è utile, prezioso per dialogare con le forze di opposizione e per mostrare un po’di coerenza. Noi ce lo auguriamo”. Lo ha detto la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Commissione Affari costituzionali, nel suo intervento in Aula.
“Forse il Paese – ha proseguito Valente – avrebbe anche bisogno di una legge elettorale perché, se ha retto l’impalcatura della nostra Costituzione che questa maggioranza ha tentato in tutti i modi di alterare senza riuscirci, è evidente che la democrazia oggi fatica, e non solo nel nostro Paese. C’è una crisi dell’assetto democratico, potremmo dire guardando all’astensionismo che la connessione sentimentale dei cittadini si è spezzata. Quindi l’attuale maggioranza avrebbe potuto provare a rendere i cittadini più protagonisti, ma ne è uscita una grande presa in giro. Basti pensare alla scheda elettorale che esce da questo testo: gli elettori penseranno di votare alcuni ma eleggeranno altri candidati, penseranno di indicare il Presidente del Consiglio, che spetterebbe al Capo dello Stato. E poi c’è l’invenzione delle false preferenze e vedremo oggi se Fdi avrà il coraggio e la coerenza per votare per preferenze libere. L’unica preoccupazione del centrodestra è stata di ricercare e costruire una legge per riconquistare la maggioranza parlamentare che gli è stata consegnata per le nostre divisioni. Quando hanno capito che non saremmo più stati divisi, dopo il referendum, si sono attrezzati per ricostruire le condizioni per restare maggioranza pur essendo minoranza nel Paese. Lo scempio più grande è quello contro la partecipazione e la rappresentanza delle donne. Noi abbiamo costruito importanti trasversalità e siamo basiti di fronte all’incoerenza di donne che si sono spese per difendere, insieme, questa trasversalità e le donne. Oggi con l’attuale legge in Parlamento siamo il 33 per cento. Questa norma è stata cancellata con un tratto di penna dalla prima Presidente del Consiglio donna, nell’anno in cui ricorrono gli 80 anni del primo voto alle donne, in cui le elettrici furono fondamentali per la scelta della Repubblica. E’ un dato su cui riflettere. Lo sguardo delle donne non è una concessione, è indispensabile: una mano tesa alla democrazia all’interesse del Paese”


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