Crescita al lumicino, sanità al collasso,
lavoro povero, fisco à la carte, autonomia che mina la stessa unità
nazionale: è la manovra “del declino” e “dell’immobilismo mascherato”.
In un’intervista all’Adnkronos il capogruppo PD al Senato Francesco
BOCCIA passa in rassegna le criticità della legge di Bilancio da 18,7
miliardi del GOVERNO Meloni, ora in esame in commissione a Palazzo
Madama. E mette sul piatto le proposte che saranno al centro degli
emendamenti del PD in arrivo entro venerdì: un piano straordinario per
la sanità, salario minimo e politica industriale, no alla
rottamazione, tra le altre.
“La manovra è sbagliata e la maggioranza è evidentemente divisa: a
questo punto ci auguriamo che ci possa essere un confronto
parlamentare perché questa manovra è ingiusta e iniqua e va cambiata”,
sottolinea il senatore dem. “Il tempo degli alibi, alla quarta manovra
su cinque, è assolutamente finito – attacca BOCCIA – nonostante il
tentativo, anche abbastanza goffo e sempre più imbarazzante, della
presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia di chiamare in
causa i governi precedenti”.
In cima alle critiche di BOCCIA la crescita relegata ai decimali.
“Anche quest’anno le previsioni saranno disattese” e “certificheranno
un paese immobile”, dice. “E’ una manovra che fotografa il declino –
incalza – loro la presentano come segno di stabilità ma di fatto è un
immobilismo mascherato, nel senso che evitano di fare scelte perché
tra i tre partiti di maggioranza c’è un patto politico di potere, uno
scambio sulle grandi riforme, l’autonomia alla Lega, con i danni che
comporta; la giustizia a Forza Italia e il premierato e i pieni poteri
a Fratelli d’Italia” e non si affronta “la realtà in un paese che
invecchia che produce meno, che cresce dello ‘zero virgola’”. (segue)
Un altro vulnus della manovra indicato da BOCCIA è la
sanità. “La sanità pubblica è al collasso – denuncia BOCCIA – la
diseguaglianza sanitaria è in crescita e l’Istat ha fatto ritornare
con i piedi per terra tutta la maggioranza dicendo in audizione con
chiarezza che i pronto soccorso esplodono e 5,8 milioni di italiani, i
più poveri, hanno rinunciato a curarsi: è il fallimento morale e
politico del governo e questa è la responsabilità più grave”. La
salute, incalza, “non è una voce di spesa ma la misura di una civiltà
e in questo momento l’Italia non garantisce un diritto universale come
la salute”.
Terza nota dolente per il senatore Pd sono le politiche per
l’occupazione. “Il lavoro povero e la precarietà sono la nuova
normalità: quest’anno sono state registrate quasi 600 milioni di ore
di cassa di integrazione straordinaria, che sono il segno di
un’economia ferma, di una strategia industriale che non c’è”, rileva.
In Italia, ribatte, “non c’è una politica industriale da tre anni, i
profitti però crescono, aumentano le ricchezze di pochissimi, i salari
reali arretrano e il governo non affronta il nodo” e questo è “segno
di una frattura profonda nel patto sociale”.
Un altro punto di critica è il fisco: “è una politica fatta di condoni
e di un fisco à la carta: anziché allargare la base imponibile per
abbassare la pressione fiscale – osserva BOCCIA – loro la restringono
e ovviamente non riescono ad abbassare pressione fiscale che è da
record”. Il tutto con il risultato che “chi evade viene premiato e chi
paga viene umiliato”, scandisce il senatore Pd.
Forte poi la critica all’autonomia differenziata, che
“purtroppo è stata mascherata con l’inserimento della definizione dei
Lep negli articoli dal 124 al 128. Abbiamo chiesto di stralciarli ma
non lo hanno fatto, saremo durissimi. in Aula protesteremo ancora”
perché c’è “un attacco silenzioso all’unità nazionale: scuola, sanità,
trasporti dipenderanno di fatto dal codice postale”, sottolinea
BOCCIA.
Non mancano infine le proposte del presidente dei senatori
democratici. In primis, serve un piano straordinario per la sanità
pubblica “riportando il finanziamento ben oltre il 6,5-7% del Pil,
quando invece nel triennio si scende addirittura sotto 6%, toccando
dei minimi che mettono veramente in discussione un diritto universale
come la salute”. Secondo fronte di intervento il pacchetto ‘lavoro’:
servono “il salario minimo, rinnovi contrattuali e una politica
industriale nazionale nuova” che rilanci innovazione e autonomia
tecnologica, afferma. Terzo, la giustizia fiscale. BOCCIA chiede la
soppressione definitiva della rottamazione. “Tutti, dalla Corte dei
conti, all’Ufficio parlamentare di bilancio, la Banca d’Italia,
l’Istat hanno criticato la pace fiscale: serve un piano triennale per
la fedeltà fiscale, per la progressività delle imposte e le risorse
recuperate vanno destinate con chiarezza nella manovra triennale a
sanità, scuola, ricerca e sicurezza”.
“Non c’è patria, e lo diciamo a coloro che si professano patrioti,
senza giustizia fiscale”, scandisce. “Chi evade tradisce la comunità
ed in questo momento i primi traditori della comunità – conclude
BOCCIA – sono proprio i leader di centrodestra che stanno con questa
manovra certificando l’immobilismo del nostro paese”.


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