“In queste ore, segnate da una vicenda che lascia sgomenti per i toni e per il clima che rivela, sento il dovere di esprimere la mia piena e convinta solidarietà all’avvocato Mimmo Di Terlizzi.
Le sue parole ferme, dignitose, profondamente libere non sono soltanto la difesa di una posizione personale. Sono, piuttosto, il richiamo più autentico a ciò che l’avvocatura dovrebbe essere: presidio di libertà, coscienza critica, spazio di autonomia intellettuale. Non un luogo di conformismo, non un recinto in cui il dissenso diventa colpa, ma una comunità viva in cui il confronto è linfa e non motivo di esclusione.
Colpisce, e preoccupa, leggere come emerge chiaramente dalla sua lettera di dimissioni che il libero esercizio del pensiero possa essere etichettato dal Presidente della Camera penale di Trani come “servilismo”, “compiacenza” o “subalternità”. È un rovesciamento pericoloso: quando la libertà diventa sospetta e il dissenso viene moralmente sanzionato, non siamo più nel terreno del diritto, ma in quello, ben più scivoloso, della delegittimazione.
L’avvocatura penale, le Camere penali, nascono storicamente per difendere le garanzie, non per comprimere le coscienze. Nascono per affermare il primato della legge e dei diritti, non per costruire gerarchie morali tra colleghi. Ogni volta che questo confine si offusca, si indebolisce l’intero sistema della giustizia.
E oggi, più che mai, abbiamo bisogno dell’esatto contrario. Il referendum del 22 e 23 marzo ha ricordato a tutti una verità semplice e solenne: la Costituzione non appartiene a una maggioranza, ma alla coscienza democratica del Paese. È un limite al potere, non uno strumento nelle mani del potere. E proprio per questo, il tempo che viviamo dovrebbe essere segnato dalla responsabilità, non dalle divisioni; dalla costruzione, non dalle ritorsioni.
Perché la giustizia non è un campo di battaglia. È un bene comune fragile, che si regge sull’equilibrio tra magistratura e avvocatura, sul rispetto reciproco, sulla capacità di riconoscere nell’altro non un avversario ma un interlocutore necessario. L’unità tra questi mondi non è un’opzione: è la condizione per rendere credibile ogni riforma.
Abbiamo bisogno di riforme vere, serie, condivise. Riforme che riducano i tempi dei processi, che rafforzino le strutture, che restituiscano efficienza e fiducia ai cittadini. Ma queste riforme non nasceranno mai da un clima avvelenato da sospetti, regolamenti di conti o vendette personali.
Nasceranno, invece, solo da una rinnovata alleanza tra chi ogni giorno amministra e difende il diritto.
Per questo, la scelta di Mimmo Di Terlizzi sofferta ma limpida non è una resa. È un atto di coerenza. È un gesto che interroga tutti noi.
Perché senza libertà nell’avvocatura, non c’è giustizia. E senza giustizia, non c’è democrazia”. Così Francesco Boccia, presidente dei Senatori del Partito Democratico.


Ne Parlano