Un premio di maggioranza per garantire governabilità può essere «giusto», a condizione che non sia «abnorme» e «comunque ricordo a Giorgia Meloni che le modifiche delle leggi elettorali in corso d`opera non hanno mai portato particolare fortuna».
Pier Ferdinando Casini da veterano del Parlamento ha una lunga esperienza di riforme elettorali e proprio perciò invita a procedere «con gradualità» ed evitando forzature perché sulle regole del gioco serve il «confronto». Attualmente è senatore Pd, ma eletto da indipendente, e ci tiene a chiarire che le sue sono opinioni «a titolo personale».
Questo governo si avvia a diventare il più longevo della storia della Repubblica. La premier fa bene ad insistere su questa riforma?
«Ripeto che non parlo a nome di nessuno, posso solo dare un parere come persona che conosce i fatti. Certamente è nel diritto di Giorgia Meloni fare una nuova legge elettorale, lo si è fatto anche in passato. E a questo proposito devo dire che queste riforme non è che abbiano portato grande fortuna ai proponenti…».
Berlusconi fece il porcellum per cercare di arginare il centrosinistra ma Prodi vinse di un soffio proprio grazie alla nuova legge.
«Esatto, è stato così per il “Porcellum”, è stato così quando la Dc pensava di confermare il proprio ruolo col “Mattarellum”, pensando di vincere al sud, mentre al nord avrebbe vinto la Lega e al centro la sinistra. Non andò propriamente così. Ricordo che appena approvata la legge Fini, uscendo dall`aula mi prese sottobraccio e disse: “Beato te che torni in Parlamento io non lo vedrò mai più”… Sappiamo come andò a finire. Tutti ci provano, tutti hanno questa tentazione, ma poi spesso le cose vanno diversamente».
Ma il premio è lo strumento giusto per dare stabilità o comprime troppo la rappresentanza?
«Vediamo il testo che uscirà, per ora siamo al chiacchiericcio e le leggi elettorali vanno viste sui testi. Io dico questo: che vi sia un premio di maggioranza che consenta di dare un aiuto di governabilità per me è giusto. E questo può valere per la Meloni come per la Schlein. Se una coalizione prende il 45%, ritengo congruo che possa arrivare al 50%. Se poi il premio di maggioranza diventa abnorme allora è un`altra cosa, non è aiuto alla governabilità, si dà una maggioranza che non c`è. Per un proporzionalista come me è difficile accettare che chi prende il 40% si porta a casa il 60%».
Per le opposizioni la premier cerca di arrivare al premierato in modo surrettizio.
«Io sono contrario al premierato per come si stava delineando, ma non sarei contrario all`idea che ci debba essere un maggior potere al capo del governo. Sia Prodi che Berlusconi denunciavano il fatto che chi stava a palazzo Chigi non aveva i “comandi dell`auto”. Sarebbe utile che il capo del governo avesse più poteri. Ma altra cosa è stravolgere l`equilibrio costituzionale col premier che diventa il dominus della politica. Il gradualismo nel maneggiare la Costituzione è importante, è sostanza».
Quindi sarebbe giusto sedersi al tavolo della legge elettorale, magari per modificare i punti critici?
«Ma io non credo che Meloni, Schlein, Conte non abbiano mai parlato di questo tema. Esistono dei canali che sono una consuetudine, non voglio pensare che la presidente del Consiglio si imbarchi in questo senza aver fatto qualche telefonata…Mi auguro che questa telefonata ci sia stata, almeno di forma. È altamente auspicabile che ci sia un tavolo sulle regole del gioco. Mentre su sanità, casa, lavoro, è legittimo che ci siano opinioni diverse, sulle istituzioni bisognerebbe che ci fosse una concertazione. Del resto, è quello che hanno detto gli italiani anche con il referendum sulla giustizia».
Andrebbero reintrodotte le preferenze?
«Anche su questo caldamente incoraggio i due poli a trovare un accordo. Ci sono due meccanismi possibili per riconsegnare ai cittadini la possibilità di scegliersi i parlamentari. Un meccanismo sono le preferenze, tanto biasimate, che sono un modo per restituire lo scettro ai cittadini. L`altro modo sono i collegi uninominali. Invece sento dire che si vogliono abolire i collegi e non si vogliono mettere le preferenze. Non si può pensare che la gente va a votare se gli togli il potere di scegliere. Oggi nessuno sa chi è il parlamentare del proprio collegio perché sono scelti dai capi partito. E credo che ciascuno si debba assumere a scrutinio palese le proprie responsabilità. Perché non vorrei che poi a scrutinio segreto la riforma del genere venga affossata».