Oggi la manifestazione contro il testo. Il senatore del Partito democratico smonta le accuse «Non c`è alcuno strumento repressivo, chi contesta il disegno di legge forse non l`ha letto»
«Un disegno di legge repressivo? Siamo seri: non c`è nulla nel testo che possa far pensare a questo». Così Graziano Delrio, senatore del Partito democratico, commenta la manifestazione di oggi contro il ddl antisemitismo, a cui aderirà anche l`Anpi, sottolineando come l`odio antiebraico sia un problema che riguarda anche «la qualità della democrazia».
Senatore Delrio, la sinistra si spacca sul tema dell`antisemitismo?
«Diciamo che c`è una valutazione diversa da parte di una parte di noi sull`opportunità o meno di convergere su un testo che è stato modificato fortemente e positivamente in Senato. Tuttavia, è necessario un passo avanti, vista l`urgenza della situazione, dal momento che l`antisemitismo non è un`invenzione, è un dato di fatto: il 70% dei giovani italiani di origine ebraica è costretto a nascondere la propria identità e religione. L`antisemitismo è un problema che non riguarda solo gli ebrei, ma la qualità della democrazia. Dunque, anche con piccoli passi, è necessario convergere sui grandi temi».
Anche l`Anpi scende in piazza per manifestare contro l`approvazione della legge.
«Sono molto sorpreso. Con grande rispetto per l`Associazione nazionale partigiani italiani, qui non è assolutamente in gioco la libertà di parola, né tantomeno i princìpi costituzionali. Anzi. Non riesco a comprendere da dove si possa ricavare questa repressione della libertà di espressione. Al contrario, nel ddl è scritto esplicitamente che si promuove il confronto e il dialogo accademico. Non è prevista nessuna sanzione né penale né amministrativa. La definizione di un disegno di legge repressivo non è applicabile in nessun modo. È una forzatura che deriva da una non lettura del testo: non riesco a spiegarmelo diversamente».
Nel testo del ddl non è scritto da nessuna parte che non si possa criticare il governo israeliano. Crede che questa manifestazione sia l`ennesima strumentalizzazione sul tema di Israele da parte della sinistra radicale?
«Credo che molti di quelli che contestano la sostanza del ddl non lo abbiano effettivamente letto. Forse commentano precedenti proposte. Il testo uscito dal Senato non contiene alcuno strumento repressivo, né della libertà di espressione né della libertà accademica. Si cerca di affermare in maniera esplicita che restano ferme le libertà di critica politica, di espressione del pensiero e di riunione. Inoltre, non sono previste né sanzioni amministrative né sanzioni penali. Autorevoli accademici come Giuliano Amato e altri professori ordinari di diritto hanno più volte espresso, con autorevolezza, l`opinione che questo testo non contenga alcun pericolo per la libertà di espressione. A mio avviso, dunque, c`è un grande equivoco che si nasconde dietro la sigla IHRA, ma che è totalmente privo di fondamento e ricco di propaganda».
Molti faticano a comprendere che il ddl non nasce per tutelare Israele, ma per difendere i cittadini italiani dalle discriminazioni.
«Assolutamente. Non capisco perché si debba chiedere conto ai cittadini italiani di origine ebraica degli errori del governo Netanyahu. È come chiedere conto a un cittadino italiano di origine turca, o di origine cinese, delle politiche repressive di Erdogan sui curdi e delle politiche repressive di Xi Jinping nel Tibet. A nessuno viene in mente di boicottare un ristorante cinese perché in Tibet è stata compiuta una vera pulizia etnica. La stessa definizione IHRA adottata dal governo italiano già nel 2020 afferma la piena legittimità della critica a Israele».
Intanto, anche con la guerra in Medio Oriente che sembra essersi arrestata, continuano a manifestarsi episodi di antisemitismo, soprattutto online.
«Sì, l`odio online è uno dei fenomeni più gravi e più pericolosi: la manipolazione dell`opinione pubblica attraverso siti finanziati da personaggi che mirano a interrompere il dialogo e la comprensione delle ragioni altrui, per polarizzare il dibattito. Le piattaforme che gestiscono queste comunicazioni non stanno rispondendo agli obblighi di legge, l`obbligo di rimuovere i contenuti d`odio. Il discorso che incita all`odio non è libertà di espressione, è violazione dei diritti costituzionali, quindi è un pericolo per la democrazia. Auspico che l`AGCOM si doti di strumenti per agire decisamente contro queste piattaforme, non solo sull`antisemitismo ma anche su altre forme di incitamento all`odio — come l`odio anti-islamico o altre forme di odio — contro chi specula per i propri profitti anche sull`esasperazione del discorso d`odio. Purtroppo ad oggi non c`è la sufficiente tranquillità e serenità nel confronto, ma certamente non per colpa di questa legge, che adotta una definizione già in vigore dal 2020, adottata dal governo Conte II, e che il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri ad adottare nel momento in cui si definisce il fenomeno dell`antisemitismo, e che non ha valore vincolante».


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