”Non c’è transizione ecologica
dell’economia senza una regia pubblica e non credo a un approccio
vincolistico perché non aiuta”. Lo ha detto il senatore del Pd
Michele Fina, componente della Commissione permanente Ambiente di
Palazzo Madama, intervenendo alla presentazione dello studio ‘Sinergie
tra agricoltura e trasporto aereo per la produzione di Saf’ realizzato
dal gruppo Fit4Foresight-fuel del Politecnico di Torino e coordinato
dal prof. Chiaramonti, su indicazione del Ministero dell’Ambiente e
della Sicurezza Energetica. La presentazione si è svolta presso
l’Associazione Civita a Roma nell’ambito del terzo incontro del 2026
della Fondazione Pacta sulla riduzione delle emissioni del trasporto
aereo.
Per Fina l’approccio vincolistico, che si limita a fissare obiettivi
senza indicare gli strumenti per raggiungerli, è ”agli antipodi
dell’idea della politica industriale”. Il senatore ha richiamato il
quadro europeo – ”il 50% del fabbisogno dal punto di vista della
domanda, il 19% della produzione” – e ha valutato positivamente le
sinergie tra Saf e agricoltura illustrate nello studio: ”Aiuta a una
politica di gestione del territorio, aiuta a una politica di recupero
delle aree interne” e, come già sottolineato dal deputato Nevi, ”può
portare anche un elemento di ricchezza in più” per il mondo agricolo.
Sulla revisione della normativa Saf, Fina ha fissato dei paletti
precisi: ”Sì se l’idea è quella di aggiornare, no se l’idea è quella
di indebolire”. Tra i punti indicati come irrinunciabili, il
parlamentare ha citato il no al doppio conteggio e all’insetting
inteso come compensazioni acquistate altrove, e il sì a monitoraggio,
certificazione e verifica indipendente, oltre all’utilizzo delle
risorse Ets non solo per l’acquisto di Saf ma anche per sostenere
impianti, filiere e ricerca.
Il senatore ha poi criticato la tendenza, riscontrata anche nel
dialogo tra Parlamento e Governo, a delegare interamente alle imprese
la definizione delle politiche industriali: ”C’è un po’ l’idea di
dire: lasciamo fare le imprese”, ha detto, ricordando la risposta
ricevuta in passato da un ministro secondo cui ”le politiche
industriali le fanno le imprese”. Per Fina, invece, è necessario un
intervento pubblico che tenga insieme investimenti, filiere e
obiettivi normativi, in un contesto globale caratterizzato da quelli
che ha definito ”capitalismi politici”, in cui i grandi player
mondiali combinano indirizzo pubblico e capitale privato.
”L’approccio delle politiche industriali, l’idea di un Paese che
insieme ai suoi player lavora a far sì che la transizione ecologica
dell’economia sia sostenibile e non lasci nessuno indietro, è oggi
l’unico possibile”, ha concluso il senatore Pd, sottolineando la
necessità di ”fare rete tra gli attori del sistema” senza lasciare
sole compagnie aeree e aeroporti.


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