“La morte di Denise Cosco lascia un dolore profondo e, insieme al dolore, una domanda alla quale la politica e le istituzioni non possono sottrarsi: che cosa significa davvero proteggere una persona dalla mafia, quando la violenza ha già scavato dentro la sua vita ferite che il tempo non riesce a cancellare?”. Lo afferma il senatore del Partito democratico Nicola Irto, esprimendo il proprio cordoglio per la morte di Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo.
“Da calabrese – prosegue Irto – sento questa tragedia ancora più vicina. Lea e Denise appartengono alla storia della nostra terra, ma non devono diventare soltanto nomi consegnati alla memoria. Dietro quei nomi ci sono due vite, due donne e una vicenda umana che ci chiede di guardare oltre le celebrazioni. Lea ha avuto il coraggio di rompere il silenzio della ’ndrangheta. Denise ha portato per tutta la sua esistenza il peso di una storia che non aveva scelto. È questo, forse, l’aspetto più doloroso della sua vicenda: una figlia costretta troppo presto a misurarsi con le conseguenze della violenza mafiosa, con la perdita della madre e con un passato che non le ha mai consentito fino in fondo di essere soltanto una persona, con i propri desideri, le proprie fragilità e il proprio futuro”.
“La mafia – sottolinea il senatore dem – non finisce quando viene arrestato un boss, quando arriva una sentenza o quando una vittima viene ricordata in una giornata commemorativa. Le sue conseguenze possono continuare a vivere nelle esistenze di chi resta. Possono diventare solitudine, paura, sradicamento, difficoltà a ricominciare. È anche su questo terreno che lo Stato deve interrogarsi”.
“Abbiamo il dovere di garantire protezione – aggiunge Irto – ma dobbiamo avere la capacità di intendere la protezione come un percorso lungo, umano, concreto. Significa accompagnare le persone, non soltanto metterle al riparo. Significa costruire intorno a loro relazioni, opportunità, lavoro, autonomia, comunità. Significa fare in modo che chi rompe con la criminalità non debba poi affrontare da solo il prezzo della propria scelta”.
“La Calabria – conclude Irto – conosce il coraggio di chi dice no alla ’ndrangheta. Conosce il valore di Lea Garofalo e di tutte le donne e gli uomini che hanno scelto di non piegarsi. Per questo oggi non voglio aggiungere una semplice commemorazione alle tante parole che saranno dette. Voglio assumere, da calabrese e da parlamentare, una responsabilità: fare in modo che la morte di Denise non venga archiviata come una tragedia privata, ma diventi un richiamo pubblico a rafforzare tutto ciò che serve perché nessuno, dopo aver scelto la libertà, venga lasciato solo con le proprie ferite”.