“Con la pubblicazione, nella Gazzetta Ufficiale del 7 luglio 2026, del Decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri n. 121 dell’11 maggio 2026,
contenente il regolamento sui criteri per la classificazione dei
Comuni montani, in attuazione dell’articolo 2, comma 1, della
legge 12 settembre 2025, n. 131 (Legge sulla Montagna), il
Governo ha reso definitiva una scelta che rischia di emarginare
le aree interne e di penalizzare decine di Comuni esclusi dalla
nuova classificazione sulla base di criteri ingiustificati,
incoerenti e privi di reale aderenza alle condizioni dei
territori”. Lo afferma il senatore e segretario regionale del Pd
della Calabria, Nicola Irto.
“Non è un caso – aggiunge – che il Partito democratico abbia
raccolto il grido d’allarme proveniente da tanti Comuni, molti
dei quali hanno già promosso ricorsi davanti ai giudici
amministrativi. Per questa ragione il Pd ha presentato una
proposta di legge finalizzata a superare questa inaccettabile
“tagliola”, che ha escluso senza valide motivazioni intere
comunità dai benefici riconosciuti ai territori montani.
Continueremo a stare al fianco dei Comuni e registriamo, in
queste ore, anche la fondata preoccupazione espressa dall’Uncem
nazionale, che ha evidenziato come “il rischio che temiamo, che
non vorremmo, è che pochi siano felici e soddisfatti e molti,
invece, arrabbiati. Un rischio. Arrabbiati non solo i Comuni
esclusi dalla ‘montanità’, con parametri già oggetto di tanti
ricorsi. Anche quelli che verranno esclusi dal secondo elenco,
quello per l’accesso ai bonus e alle opportunità economiche
della legge”.
“Le conseguenze di questo provvedimento – prosegue Irto –
saranno molto pesanti. Ne pagheranno il prezzo anzitutto le aree
interne, a partire dal sistema scolastico. I Comuni esclusi
perderanno infatti le tutele previste dalla Legge sulla Montagna
nella formazione delle classi, con effetti facilmente
prevedibili sul dimensionamento scolastico. A questo si
aggiungono i tagli lineari al Fondo per lo sviluppo delle
montagne italiane (Fosmit), che ridurranno ulteriormente le
possibilità di investimento e di sostegno ai territori più
fragili. Non possiamo accettare che una visione esclusivamente
ragionieristica comprometta diritti fondamentali garantiti dalla
Costituzione, come il diritto all’istruzione e quello
all’eguaglianza tra i cittadini, indipendentemente dal luogo in
cui vivono. Quanto sta accadendo conferma la fondatezza
dell’iniziativa politica che il Partito democratico sta portando
avanti a ogni livello istituzionale e territoriale e dimostra,
ancora una volta, l’inadeguatezza del centrodestra, che in
Italia e in Calabria continua a relegare le aree interne e la
montagna a una semplice definizione geografica, sostituendo le
politiche necessarie con slogan di propaganda”.


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