“Questa è una giornata difficile per la maggioranza, indebolita, fiaccata, intimidita da se stessa dopo la sconfitta subita ieri alla Camera dal governo e dalla Premier Meloni. La segretaria Schlein ha parlato ieri di arroganza e lo condivido. E’ la stessa arroganza mostrata con l’autonomia differenziata, su cui oggi la destra fa l’ennesima forzatura sulle pre-intese con quattro regioni. Tutto il lungo iter dell’autonomia differenziata è stato caratterizzato dalla supponenza, dall’autoreferenzialità, dal fastidio del centrodestra per pesi e contrappesi. L’autonomia differenziata, lo sappiamo, è il frutto di un patto di potere, è il cavallo di battaglia della Lega che ne ha fatto un tratto identitario e che per votare altre riforme ora chiede il conto. Tutto questo avviene nel contesto del fallimento di tutte le riforme costituzionali e istituzionali che il governo Meloni ha messo in campo dall’inizio della legislatura”. Lo ha detto in Aula la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della commissione Affari costituzionali.
“Con arroganza non solo verso gli italiani ma anche verso i diversi livelli istituzionali – ha proseguito Valente – maggioranza e governo vanno avanti sull’autonomia differenziata nonostante la mobilitazione e la contrarietà delle forze sindacali e sociali, dell’Anci e dell’Upi. Questa riforma mina l’unità e la coesione e per questo mette a rischio la competitività e la crescita del sistema Paese in un momento difficile, ne fiacca le potenzialità, contribuendo a costruire zone a velocità differenziata. Arroganza verso l’equilibrio tra i poteri e verso la Corte Costituzionale, che nella sentenza ha chiarito come i regimi di autonomia possano essere richiesti dalle singole regioni per funzioni e non per materia, motivando la richiesta con la specificità territoriale. E che la precondizione per ottenere più autonomia sia il miglioramento delle condizioni dei cittadini, sottolineando come il nostro ordinamento costituzionale sia fondato sui principi di solidarietà, perequazione, coesione. Tutto questo è stato tranquillamente ignorato con queste 4 pre-intese, tentando di aggirare la Corte e non distinguendo il comando dal governo, perché la destra guarda solo ai suoi interessi. Giocare questa competizione tra regioni che lederebbe la capacità di offrire servizi ai cittadini in maniera uniforme sul territorio nazionale è scelta non solo ingiusta, ma giocata a scapito dell’interesse generale e di quei territori più in difficoltà”.