Se le accuse dovessero essere
confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: le
risorse destinate ai terremotati finite al centro di un sistema
corruttivo, con il coinvolgimento di ambienti legati alla
camorra. Sul piano giudiziario restiamo garantisti, ma su quello
politico ci sono responsabilità che nessuno può pensare di
eludere. Il presidente Acquaroli ha ammesso di aver ricevuto
segnalazioni su comportamenti anomali del suo capo di gabinetto.
Eppure si è limitato a disporre verifiche interne, senza
rivolgersi all’autorità giudiziaria. Verifiche che, a suo dire,
non avrebbero trovato alcun riscontro. E allora perché ha
comunque chiesto le dimissioni del suo più stretto collaboratore?
Che cosa sapeva Acquaroli? E perché non ha ritenuto necessario
approfondire ulteriormente la vicenda? Sono domande alle quali il
presidente della Regione deve rispondere, senza nascondersi
dietro il garantismo, che riguarda le responsabilità penali e non
può diventare un alibi per sottrarsi a quelle politiche. E
pensare che le Marche venivano presentate come il fiore
all’occhiello di Fratelli d’Italia nel GOVERNO dei territori.
Oggi quel modello politico è travolto da uno scandalo gravissimo.
Anche i vertici nazionali di Fratelli d’Italia non possono
continuare a tacere di fronte a una vicenda tanto odiosa, di
speculazione e arricchimento sulla sofferenza delle persone.”
Così, in una nota, il senatore ed ex Commissario regionale del PD
Marche, Alberto Losacco.