“Dai 0 ai 36 mesi di vita non deve esserci
esposizione agli schermi. Questo disegno di legge vuole aiutare
le famiglie che non sanno il male che i device fanno ai bambini”.
Lo dice Simona Malpezzi, senatrice Pd e prima firmataria della
proposta di legge ‘Disposizioni per la regolamentazione
dell’espozsiione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle
bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo
neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un
graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età’.
Il disegno di legge è stato presentato a Roma nella Sala
Caduti di Nassirya al Senato. “E’ un lavoro che aiuta i genitori
anche prima della nascita del loro figlio- spiega ancora
Malpezzi- con le ostetriche per agire già durante la gravidanza.
Il disegno di legge mette al centro l’educazione e la formazione
per non lasciare nessuno da solo. I genitori non vogliono il male
dei loro figli, semplicemente non sanno che questi strumenti
fanno male”.
Accanto a Malpezzi, ci sono Terre des Hommes (TdH) e la
Società italiana di Pediatria (Sip). “Tutti i giorni incontriamo
famiglie e ragazzi in situazioni di fragilità- spiega Federica
Giannotta, responsabile Advocacy di Tdh Italia- I genitori che
usano i device come riempitivo possono creare dei danni. La
nostra ultima indagine sul maltrattamento ha evidenziato che il
37% dei minori maltrattati lo sono per la trascuratezza emotiva e
fisica. Nella fascia 0-36 mesi esporre i bambini ai dispositivi
elettronici può diventare una forma di trascuratezza. Bisogna
dirlo in maniera ufficiale che questo comportamento è dannoso”.
La proposta di legge, quindi, “non nasce
con un intento provocatorio, ma costruisce una nuova impalcatura
culturale che non si fonda sui divieti e non lascia soli i
genitori”, spiega Giannotta. I pilastri su cui si fonda sono:
“L’emanazione di Linee guida dell’Iss per codificare che
l’esposizione ai device in questa fascia 0-3 anni è da evitare;
accompagnare genitori ed educatori con indicazioni puntuali nella
cura del bambino. La pdl prevede, infatti, una formazione di
tutti i professionisti e operatori che lavorano accanto alla
famiglia dal concepimento dei bambini all’inserimento nei nidi.
Poi si punta sulla dedigitalizzazione dei nidi, perché la
pedagogia non può essere sostituita dai device. E ancora
sull’informazione attraverso campagne e studi scientifici-
chiarisce la responsabile di Tdh Italia- perché sarà attivo un
tavolo tecnico interistituzionale che monitorerà l’andamento
della legge con un rapporto annuale da parte del ministro della
salute. Guardiamo lontano per comare un vulnus”.
I pediatri hanno maturato da tempo la percezione di un
cambiamento delle caratteristiche psicofisiche delle nuove
generazioni a causa di una esposizione troppo precoce e troppo
prolungata a smartphone, tablet e altri dispositivi digitali
sotto i tre anni. “Nei primi periodi della vita il cervello è un
organo in forte crescita e in funzione degli stimoli che riceve
modifica le sue caratteristiche- precisa Rino Agostiniani,
presidente della Sip- Una crescita armonica prevede la relazione,
il rapporto con l’altro, lo scambiarsi degli sguardi, l’ascoltare
le parole degli adulti.Trasformare questa relazione in un
raporto stretto con un device che si fa scorrere continuamente
mette in atto dei meccanismi che attivano delle pareti del
cervello meno brillanti e meno utili per quello che sarà la
crescita futura”. I numeri possono confermare l’esistenza di
un’emergenza. “Sul ritardo del linguaggio gli studi scientifici
ci mostrano che un incremento del tempo trascorso davanti ai
device di trenta minuti ogni giorno raddoppia il rischio di avere
un ritardo del linguaggio a due anni”. La legge francese che
vieta l’uso dei social sotto i 15 anni è “importante- afferma
Agostiniani- ma per avere una risultato concreto dobbiamo
costruire un percorso che parte dai primissimi tempi di vita”.
Bisognerà allora “cambiare tutto- dice in conclusione Marisa
Marraffino, giurista di Tdh- perché le dipendenze che i bambini
sviluppano da piccoli poi se le portano dietro. Noi vediamo solo
una punta di un iceberg nei nostri studi, ma dal 2013 i casi di
dipendenze sono aumentate del 500% e ora i minori he hanno una
dipendenza digitale vengono curati nei Serd. Con questa legge
agiamo per tutti i minori fino ai 18 anni”.
L’iter sarà lungo, conferma Malpezzi, “ma il vantaggio è che
si tratta di una legge firmata da tutte le forza politiche.
Adesso il ddl è stato licenziato per il drafting e potrà essere
calendarizzato e assegnato a una commissione, speriamo nel più
breve tempo possibile. Potremmo andare molto veloci e spediti-
aggiunge la senatrice Pd- per passarlo all’altro ramo del
parlamento ed essere pronti per la legge di bilancio. È uno
strumento utile- conclude la vicepresidente della Bicamerale
Infanzia e Adolescenza- e nel frattempo stiamo portando avanti
anche l’altro disegno di legge sul divieto sotto i 15 anni,
perché l’emergenza c’è e dobbiamo mettere uno stop”.