“Non bastava il vittimismo di Giorgia Meloni. Oggi dobbiamo sorbirci anche quello del ministro dell’Economia e delle Finanze, che se la prende con Banca d’Italia, ISTAT e Ufficio parlamentare di bilancio solo perché hanno fatto il loro dovere: evidenziare la debolezza complessiva della legge di bilancio e il fatto che buona parte del (modesto) sgravio IRPEF finirà per avvantaggiare non il ceto medio, ma la fascia a reddito più alto dei contribuenti. Un effetto inevitabile, dato che la platea dei beneficiari dello sgravio IRPEF è stata estesa fino ai contribuenti con redditi lordi di 200 mila euro, che nessuno può seriamente definire “ceto medio” in un Paese in cui il reddito lordo medio ai fini IRPEF è di 25 mila euro l’anno. Invece di fare la vittima, il ministro farebbe meglio a confrontarsi con il Parlamento per correggere il mini-taglio sull’IRPEF, del tutto inadeguato a sostenere il ceto medio massacrato dal drenaggio fiscale, e per rafforzare gli interventi utili a superare la stagnazione dell’economia, anche perché le previsioni del governo riportate nel DPFP – che Giorgetti dovrebbe conoscere – dicono chiaramente che la manovra di bilancio non avrà alcun impatto né sul PIL né sui consumi, mentre avrà un effetto depressivo sugli investimenti.” Così Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale Pd.


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