«Ho presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e dell’Economia sul meccanismo introdotto con la legge di Bilancio 2025, che proroga fino a vent’anni le concessioni per la distribuzione dell’energia elettrica ai gestori uscenti, in deroga al regime concorrenziale e senza alcuna gara». Lo dichiara il senatore del Partito Democratico Antonio Misiani, responsabile economico della segreteria nazionale del PD.
«Il punto più grave – spiega Misiani – è che il cosiddetto canone di “rimodulazione” verrebbe interamente scaricato in bolletta su 30,3 milioni di utenti domestici e 7,1 milioni di utenti non domestici. Un onere che si somma alla remunerazione ordinaria già garantita ai concessionari dal meccanismo RAB/WACC, pari a circa 5,5 miliardi l’anno. In sostanza, gli utenti pagherebbero due volte».
«Non lo diciamo solo noi – prosegue il senatore –. L’ARERA ha definito il trasferimento dell’onere in bolletta in contrasto con i principi di tariffazione basata sui costi efficienti, chiedendo di azzerarne l’impatto. L’Antitrust ha denunciato che una proroga ventennale ostacola la concorrenza e i vantaggi per i consumatori. La Conferenza delle Regioni ha subordinato il proprio assenso a piani di investimento vincolanti, non a vaghe promesse».
«Mentre la Presidente del Consiglio definisce il caro energia “la questione più urgente” – conclude Misiani – il Governo va in direzione opposta: nessuna gara, una rendita ventennale garantita e il rischio di un nuovo aggravio sulle bollette di famiglie e imprese, proprio mentre i prezzi dell’energia sono tornati a salire. Chiediamo di tener conto dei rilievi dell’ARERA, azzerare l’impatto in tariffa e garantire che ogni eventuale canone versato allo Stato vada per intero alla riduzione della spesa energetica, non a una remunerazione aggiuntiva a carico dei cittadini».


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