“È la manovra più modesta e
rinunciataria degli ultimi anni. Di fronte a un’economia ferma,
ai contraccolpi dei dazi americani e all’aumento delle
disuguaglianze, il Governo ha scelto la strada dell’austerità e
della stagnazione. Tiene i conti in ordine, ma senza una
strategia di crescita: il risultato è una manovra con un impatto
zero sul PIL e addirittura negativo sugli investimenti. Lo
afferma Antonio Misiani, responsabile economia della segreteria
del Pd, commentando la legge di bilancio per il 2026.
“La pressione fiscale – prosegue – resta inchiodata al
massimo degli ultimi dieci anni, mentre la sanità e molti altri
servizi pubblici continuano a essere sotto finanziati. È una
manovra che si rassegna alla crescita zero e rinuncia ad
affrontare con coraggio i problemi veri del Paese: la stasi
dell’economia e le disuguaglianze sociali”.
Misiani sottolinea che “le misure sull’IRPEF sono di portata
minima e non avranno effetti sui consumi, come ammette lo stesso
Ministero dell’Economia. L’Italia resta l’unico grande Paese
europeo senza salario minimo, gli stipendi sono tra i più bassi
d’Europa e aumenta il lavoro povero”.
Sul capitolo banche, aggiunge “la gestione è stata pasticciata
e contraddittoria: non ci sarà alcuna vera tassazione degli
extraprofitti. Le risorse arriveranno da un contributo
‘volontario’ delle banche, un fisco à la carte fatto su misura
per una sola categoria, con il rischio che i costi finiscano sui
correntisti. Ridurre il deficit pubblico è doveroso e positivo
ma se il Paese non torna a crescere non riusciremo neppure a
mantenere in sicurezza il debito. Per fare ripartire l’Italia
servirebbero scelte coraggiose: introdurre il salario minimo e
sterilizzare il fiscal drag, tagliare i costi dell’energia,
varare una vera politica industriale e rifinanziare
adeguatamente sanità, scuola e ricerca. Invece ci troviamo
davanti a una manovra che non lascia traccia, se non quella
dell’immobilismo. Il Paese non ha bisogno di austerità ma di
sviluppo sostenibile e giustizia sociale. Serve una politica
economica che metta al centro il lavoro e la produttività,
stimoli gli investimenti e rafforzi i servizi essenziali. È su
questo terreno che il Partito Democratico intende misurarsi per
costruire una prospettiva di crescita, equità e fiducia in
un’Italia che senza il PNRR sarebbe in recessione e con questa
politica economica rischia di spegnersi.”


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