“La legge di bilancio appena varata
dal governo è, senza mezzi termini, la più piatta e rinunciataria
degli ultimi anni. In un momento in cui l’economia italiana
rallenta, i dazi americani mordono e le disuguaglianze crescono,
l’esecutivo sceglie ancora una volta la strada dell’austerità.
Tiene i conti in ordine, certo, ma senza un barlume di strategia
per lo sviluppo. Il risultato è una manovra a impatto zero su
consumi e Pil, e addirittura negativo sugli investimenti”. Lo
scrive il senatore del Pd, Antonio Misiani, in un’intervento sul
mensile Dimensione informazione.
“Molti diranno che i conti in ordine sono un valore in sé. Ma
ridurre il deficit non basta – aggiunge – se l’Italia continua a
crescere meno della media europea. Con un’economia quasi ferma,
il debito pubblico non scenderà mai in modo significativo. Finora
il governo ha vissuto di rendita grazie al PNRR, senza il quale
saremmo probabilmente già in recessione. Il problema è che non
c’è alcuna visione per il futuro, quando i fondi europei
termineranno”.
“Eppure – prosegue -, margini per una manovra più coraggiosa
c’erano. La nuova governance economica dell’UE è restrittiva, ma
non proibitiva. Con una revisione della spesa più selettiva e
interventi veri contro l’evasione fiscale si poteva liberare
spazio per politiche espansive. Si poteva agire sui sussidi
ambientalmente dannosi, razionalizzare gli incentivi alle imprese
e ampliare la base imponibile dell’Irpef. Tutte misure che
avrebbero richiesto scelte politiche difficili, certo, ma che
avrebbero dato un segnale di discontinuità”.
“Nel complesso – conclude Misiani -, questa legge di bilancio
fotografa un Paese che si rassegna alla stagnazione. L’Italia
avrebbe bisogno di una scossa: più crescita, più lavoro, più
equità. Il governo, invece, sceglie la strada della rinuncia”.