“Nel suo intervento al seminario sull’inflazione promosso dalla FEPS (il think tank dei progressisti europei) in collaborazione con la Fondazione Nenni, il responsabile economico del Partito Democratico Antonio Misiani ha sottolineato come la crisi del costo della vita e il calo del potere d’acquisto delle famiglie metta in luce i limiti delle risposte esclusivamente monetarie e la necessità di politiche pubbliche più eque e incisive. “Tra il 2021 e il 2023 i consumatori hanno dovuto fare i conti con un enorme aumento dei prezzi – ha ricordato Misiani – che in Italia ha superato nel complesso il 17 per cento. In settori chiave come energia e alimentare l’inflazione è stata in larga parte alimentata da una spirale profitti-prezzi, che ha generato extraprofitti miliardari per alcune grandi imprese e trader, mentre i salari hanno perso potere d’acquisto e le disuguaglianze sono aumentate. In Europa e ancor di più in Italia si è verificata una enorme redistribuzione di reddito a danno innanzitutto delle famiglie più fragili. Secondo i dati ISTAT il quinto per cento più povero dei consumatori tra il 2021 e il 2023 ha subìto un’inflazione cumulata di oltre il 22 per cento, ben 7 punti più elevata di quella relativa al quinto più benestante. Come indica lo studio della FEPS, la sola politica monetaria non basta. Per difendere il potere d’acquisto delle famiglie servono strumenti fiscali e regolatori sia dal lato dei prezzi che, soprattutto, da quello dei redditi. Sul primo punto, bisogna intervenire per ridimensionare il potere di condizionamento di alcuni attori nei mercati energetici e alimentari. Va ridisegnato in particolare il mercato energetico, cambiando i meccanismi di formazione dei prezzi. La chiave è il disaccoppiamento elettricità-gas, un nodo che la destra non vuole affrontare perché ha paura di toccare gli interessi delle società energetiche. Sul secondo punto, la battaglia contro l’inflazione deve camminare insieme a quella per salari dignitosi e contrattazione collettiva. Contro la piaga del lavoro povero é imprescindibile una legge su salario minimo e rappresentanza ed è sconcertante che il governo abbia eretto un muro pregiudiziale contro la proposta dell’opposizione. Il sistema fiscale va reso più equo ma sotto questo profilo il taglio dell’aliquota del secondo scaglione di cui si parla è un intervento chiaramente insufficiente. La via maestra per aiutare il ceto medio è sterilizzare il fiscal drag, indicizzando gli scaglioni IRPEF e le soglie ISEE, e rifinanziare servizi essenziali come la sanità pubblica. Di fronte a redditi che non riescono a recuperare il potere d’acquisto perso in questi anni, il governo non può limitarsi a gestire in modo parziale o simbolico le conseguenze dell’inflazione: deve correggere le cause profonde e ricostruire coesione sociale e fiducia nelle istituzioni.”


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