“La decisione della Commissione europea
di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia sul golden
power e’ una sconfessione clamorosa della linea del Governo. Per
mesi Giorgetti e Meloni hanno usato i poteri speciali del
governo come un freno a mano politico, deformando uno strumento
di tutela nazionale per pilotare le dinamiche del sistema
bancario. Hanno brandito la formula della “sicurezza nazionale”
per fermare un’operazione del tutto interna al settore
creditizio italiano, senza alcuna reale motivazione. Era
inevitabile che l’Europa li richiamasse all’ordine”. Lo dichiara
Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico.
“Mentre le piccole imprese affrontano un restringimento
drammatico del credito e l’economia reale e’ completamente
ferma, il Governo ha preferito occuparsi di combinare assetti,
alleanze e scalate nel mondo bancario. Una sequenza di
interventi normativi ad hoc, pressioni politiche e decisioni
arbitrariamente cucite per ostacolare alcune operazioni e
incoraggiarne altre. Il risultato? Un colpo durissimo alla
credibilita’ dell’Italia come Paese affidabile e rispettoso
delle regole. Giorgetti e Meloni – prosegue il parlamentare dem
– hanno agito come se le istituzioni potessero trasformarsi a
piacimento in un attore di mercato. Hanno confuso il ruolo di
garante con quello di protagonista interessato, alimentando
sospetti e creando un clima di sfiducia tra gli investitori. E
mentre il Governo provava a tenere BPM alla larga da UniCredit
con un uso forzato del golden power, la stessa BPM e’ passata di
fatto nell’orbita di Cre’dit Agricole. Una parabola che racconta
meglio di qualunque parola la confusione strategica di questo
esecutivo di sovranisti a corrente alternata. E’ paradossale che
un Governo che ha imposto all’Italia un’austerita’ draconiana
nel nome della “responsabilita’” si ritrovi oggi nel mirino
dell’Europa proprio per mancanza di rigore e trasparenza. La
procedura d’infrazione e’ il frutto di scelte avventate e di un
interventismo improvvisato nel sistema bancario, adottato senza
alcuna visione e senza rispetto per l’interesse generale. Il
danno d’immagine e’ grave e ricadra’ sul sistema Paese, sui
risparmiatori e sulle imprese. Meloni e Giorgetti riconoscano
l’errore, il tempo dello scaricabarile e delle giustificazioni a
prescindere e’ scaduto. Serve riportare il settore bancario
dentro un quadro di regole certe, imparziali e pienamente
compatibili con il diritto europeo. Il Parlamento dovra’
verificare fino in fondo quanto accaduto: l’Italia merita
istituzioni che difendano la stabilita’ del credito, non
operazioni politiche camuffate da tutela dell’interesse
nazionale”, conclude Misiani.