“Altro che ‘tesoro del popolo italiano’:
l’emendamento di Fratelli d’Italia sull’oro di Bankitalia è l’ennesimo
pasticcio, la riproposizione di una vecchia bandierina ideologica
travestita da grande battaglia patriottica. Una norma totalmente
inutile, visto che la Banca d’Italia è già un’istituzione pubblica, e
soprattutto tecnicamente insostenibile: violerebbe i Trattati europei,
aprirebbe contenziosi con la Bce, con la Commissione e persino con il
Quirinale, e rischierebbe perfino di spalancare all’Italia nuove
procedure d’infrazione”. Così in una nota Antonio Misiani,
responsabile Economia nella segreteria nazionale del PD.
“Siamo di fronte al ritorno di una vecchia bandiera identitaria della
destra euroscettica – prosegue – quella che ai tempi dei ‘no euro’
voleva sottrarre l’oro al Sistema europeo delle banche centrali. Oggi
l’opzione Italexit non c’è più, almeno a parole, ma evidentemente la
tentazione della propaganda è rimasta intatta. Peccato che l’unico
effetto reale dell’emendamento sarebbe creare un problema dove non
esiste: le riserve auree sono già gestite e detenute, giustamente, da
Bankitalia nel pieno rispetto delle regole europee. Il vero tema non è
di chi sia l’oro, ma dove sia custodito. Oltre mille tonnellate delle
nostre riserve sono negli Stati Uniti: qui sì che servirebbe una
riflessione seria, magari prendendo esempio da Germania, Paesi Bassi,
Austria o Belgio, che da anni hanno iniziato il rimpatrio dell’oro
custodito all’estero. Una scelta complessa, certo, ma concreta. Non
una bandierina ideologica infilata nella legge di bilancio per
distrarre l’opinione pubblica”.
“Mentre l’Italia è ferma, le famiglie fanno i conti con un caro-vita
micidiale e la legge di bilancio si inceppa tra affitti brevi e
dividendi, la maggioranza trova il tempo di giocare alla ‘corsa
all’oro’. Sarebbe quasi divertente, se non ci fosse di mezzo la
condizione delle famiglie e delle imprese. Gli italiani aspettano
risposte su salari, imprese, investimenti, sanità. Invece FdI
rispolvera le vecchie battaglie della destra nostalgica. Un capolavoro
di priorità rovesciate”, conclude.


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