“Il limite principale di questo decreto non riguarda soltanto ciò che contiene, ma anche ciò che non contiene”. Lo ha affermato in Aula al Senato la senatrice del Partito Democratico Enza Rando, intervenendo nella discussione generale sul decreto Sport.
La parlamentare dem ha riconosciuto alcuni aspetti positivi del provvedimento, come l’aumento delle borse di studio per gli studenti-atleti e le misure a favore del calcio femminile, ma ha osservato che “le risorse stanziate appaiono limitate rispetto agli obiettivi dichiarati”.
‘Un passaggio centrale dell’intervento è stato dedicato all’estensione dei poteri commissariali per gli interventi legati agli Europei di calcio del 2032. “Il Partito Democratico non è pregiudizialmente contrario agli strumenti commissariali”, ha spiegato, “ma il problema nasce quando ciò che dovrebbe costituire un’eccezione diventa la normalità”. Rando ha inoltre sottolineato l’importanza delle modifiche introdotte alla Camera, che hanno escluso deroghe in materia di trasparenza, accesso agli atti e prevenzione della corruzione, prevedendo anche una vigilanza collaborativa dell’ANAC.
Secondo la parlamentare, il decreto trascura la dimensione dello sport come politica pubblica. “Una vera politica sportiva – ha detto – dovrebbe investire nello sport di base, nell’impiantistica, nelle associazioni dilettantistiche, nell’accesso dei giovani alla pratica sportiva e nel rapporto tra scuola e sport”.
“Per noi lo sport è prima di tutto un diritto di cittadinanza e uno straordinario fattore di inclusione sociale”, ha concluso. “Questo decreto restituisce invece un’immagine nella quale la governance occupa più spazio della partecipazione, gli organismi più delle comunità, gli assetti istituzionali più dei diritti. Vi occupate degli incarichi e perdete di vista le persone”.


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