“In queste ore i parlamentari tutti hanno ricevuto un appello da parte delle attiviste e degli attivisti iraniani di ‘Donna, vita, libertà’. Io pensavo di darne lettura qui in aula, perché tutti noi ci ricordiamo che, sotto la coltre nera del fumo della guerra, del frastuono della nostra indifferenza, presi come siamo, magari, come in questa occasione, dalle accise, c’è la sofferenza della popolazione iraniana che, come quella ucraina, paga sulla pelle il prezzo della nostra inanità, della distrazione o peggio della colpa”.
Così, in aula questa mattina, il senatore Pd Filippo SENSI.
“Tre giovani iraniani, Mehdi Ghasemi, Saleh Mohammadi e Saeed Dawoodi, arrestati durante le proteste lo scorso gennaio, sono stati impiccati in queste ore, a poche settimane dalla loro detenzione. L’atleta diciannovenne Saleh Mohammadi era già stato portato all’attenzione pubblica e istituzionale in occasione di una iniziativa che si è tenuta presso Palazzo Montecitorio, promossa da diverse associazioni per la difesa dei diritti umani. Queste esecuzioni, leggo, non rappresentano episodi isolati, ma si inseriscono in una strategia deliberata di repressione, in cui la pena di morte viene utilizzata come strumento politico per spegnere il dissenso ed intimidire la società civile. Il loro verificarsi in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni accresce il rischio che tali gravi violazioni dei diritti umani passino sotto silenzio e vengano trascurate. SENSI conclude: “È proprio in questi momenti che il ruolo delle istituzioni democratiche diventa determinante. È necessario un intervento politico chiaro, visibile, continuativo, anche alla luce dei principi del diritto internazionale umanitario. Risulta grave che, invece di garantire condizioni di sicurezza ai detenuti, le autorità iraniane proseguano con arresti sistematici di attiviste e attivisti e con esecuzioni sommarie, in assenza delle minime garanzie di un giusto processo. Alla luce di tali elementi la preghiera che ci viene rivolta è questa di esprimere pubblicamente, come facciamo oggi noi qui e con urgenza, una condanna ferma e inequivocabile delle esecuzioni, di denunciare nelle sedi istituzionali ed internazionali la sistematica violazione del diritto a un equo processo in Iran: sembra, fantascienza. Ancora, promuovere un’iniziativa parlamentare concreta, centrata sulla liberazione dei prigionieri politici iraniani e, da ultimo, attivare e sostenere con determinazione il patrocinio politico quale strumento di protezione effettiva per le persone detenute a rischio di esecuzione”.