L’archiviazione disposta dal GIP di Firenze sull’inchiesta relativa ai presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, che riguardava Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri, va rispettata. È così sul piano giudiziario ma non può essere utilizzata per chiudere il dibattito storico e politico su quella stagione. Che è ancora aperto . Lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Antimafia, Walter Verini, in un articolo per Articolo21.org, sottolineando che l’assenza di prove “allo stato” non cancella il contesto indiziario né può delegittimare il lavoro svolto negli anni dalla magistratura.
Verini richiama il fatto che le indagini erano fondate su elementi concreti: testimonianze, intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia e, soprattutto, sul ruolo (giudiziariamente accertato in altri procedimenti) di Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Per questo, osserva, parlare oggi di persecuzione giudiziaria significa alterare la realtà dei fatti e mettere in discussione – dopo il tentativo fallito del referendum – l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Nella parte conclusiva dell’articolo, Verini insiste sulle questioni ancora aperte, che non hanno trovato una verità giudiziaria definitiva ma che restano centrali per la coscienza democratica del Paese. Quale rapporto vi fu tra la strategia stragista del 1993 – dagli attentati di Firenze, Milano e Roma – e i profondi mutamenti politici di quegli anni? E le stragi di Capaci e Via d’Amelio possono davvero essere ricondotte esclusivamente al filone “mafia e appalti”, o è necessario continuare a scavare su possibili relazioni politiche nazionali e su eventuali collegamenti con ambienti dell’estremismo nero?
Interrogativi che, conclude Verini, non possono essere rimossi o archiviati sul piano storico e politico: anche in assenza di nuove prove processuali, il Paese che non vuole dimenticare deve continuare a porli, nel rispetto delle sentenze ma senza rinunciare alla ricerca della verità.


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