Senatore Walter Verini, braccio destro di Walter Veltroni nella gestazione del Pd e attuale battitore libero, che ci faceva alla riunione milanese degli esponenti di minoranza insoddisfatti dell`accondiscendenza di Energia popolare verso Elly Schlein?
«C`ero proprio perché non era una riunione di corrente. Eravamo tutti fondatori e fondatrici del Pd, che per noi rimane il perno di ogni possibile alternativa a questa destra che fa gravi danni al Paese. Pd che deve tornare ad alcuni fondamentali, rispetto cui è sembrato allontanarsi o altri temi centrali per fondare una credibile coalizione».
Cioè?
«L`Europa in primo luogo. Difendere l`Europa, dal green deal alla difesa comune, passando per le politiche di integrazione fiscale e protezione sociale, significa difendere l`Italia. Insieme alla difesa della libertà, come quella del popolo ucraino contro l`invasione russa e il diritto del dei popoli palestinese e israeliano a vivere in sicurezza nel proprio Stato libero dal fondamentalismo terrorista di Hamas e dell`integralismo criminale di Netanyahu e i suoi alleati».
E non è questo che sostiene anche la segretaria Schlein?
«Difatti non è stato in nessun modo un attacco alla segretaria. Al contrario. Insieme alle materie su cui la segretaria ha riguadagnato consenso su diritti sociali e civili, lavoro, salute, pensiamo che sia essenziale per il Pd sostenere le battaglie per la crescita, l`innovazione, la modernizzazione, la competitività del Paese. Specie in questa fase di crisi produttiva, decrescita e dazi. A Milano hanno dialogato Cgil e Cisl, con imprese, cooperative, ricercatori e giovani. Il Pd dovrebbe farlo ogni giorno, con naturalezza. lo giro molto la mia terra e il Paese. Vado a fare la spesa e parlo con tante persone. Giuro che tutti mi chiedono: quando costruite un`alternativa credibile a questa destra?».
Per riempire lo stadio non serve però che ogni partito riempia i propri spalti, come fa Schlein rivendicando che prima il Pd non era né carne né pesce?
«Non capisco che cosa voglia dire. Io so che quando il Pd nacque parlava a tutta Italia e raccolse oltre 12 milioni di voti e il 33,4%. Qualcosa di più di una speranza. Poi diciamo che fu uccisa nella culla come 10 anni prima l`Ulivo».
Diciamo allora che al momento c`è un intasamento in curva invece di una giusta ripartizione?
«Se aprendosi sempre di più il Pd si profilasse le soglie del 30% anche in rapporto con gli alleati, saremmo tutti più attrattivi e convincenti. Bisogna essere testardamente unitari e altresì credibili, anche come coalizione».
Ma non rischia di essere un travaso interno al centrosinistra?
«Da perno facilitatore della coalizione, maggiore sarà la capacità maggioritaria del Pd, più facile sarà vincere per tutti. Ha ragione Orfini: il tema non è essere di sinistra o riformisti. Il Pd deve tornare a fare il Pd, radicale nei principi, concreto nelle soluzioni. Essere Pd significa rappresentare l`Italia che soffre, spera e non ce la fa anche lavorando. Ma anche coltivare il rapporto coi ceti medi del lavoro dipendente, come delle partite Iva e l`impresa, senza delegare questi rapporti a nessuno, tantomeno a mitici “centri”, perché è una forza di sinistra riformista del socialismo europeo. Se c`è crescita c`è redistribuzione. C`è una comunità di destino tra il lavoro dipendente e autonomo, inteso anche come impresa».


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