Walter Verini, senatore del Partito democratico, è uno dei firmatari della proposta di legge di Graziano Delrio sul contrasto all’antisemitismo. Il testo è stato bollato dal capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, come iniziativa personale che non rispecchia la linea del partito. Il motivo del disaccordo era la definizione di antisemitismo – mutuata dall’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) – che secondo l’area del Pd più vicina alla segretaria Elly Schlein rischia di colpire non solo sortite antisemite, ma anche opinioni. Abbiamo chiesto a Verini cosa pensa dello stop al ddl di Delrio. E della difficoltà del Pd di affrontare l’antisemitismo con una voce sola.

Si aspettava questa reazione del capogruppo e, quindi, della segreteria?

Sinceramente no. Per me è evidente che la proposta di Delrio colpisce solo atteggiamenti chiaramente antisemiti. Non le opinioni.

Ci sono delle circostanze in cui può essere difficile distinguere i due piani.

Faccio un esempio: io vorrei continuare a definire Netanyahu un criminale che ha compiuto massacri indicibili, e se questa legge passasse lo potrei fare. Ma non è giusto che si dica che lo Stato di Israele sia uno Stato nazista. Questo sconfina nell’antisemitismo. Chi dice che il ddl Delrio colpisce le opinioni, o la possibilità di criticare il governo israeliano, è in malafede. Non ha letto il provvedimento, ma soprattutto non ha letto la definizione di antisemitismo adottata dal Parlamento europeo nel 2017.

Per la parte del Pd più vicina alla segreteria è proprio quella definizione il problema. Perché, è la tesi, rischia di sanzionare non solo l’antisemitismo ma anche opinioni critiche nei confronti di Israele. Cosa risponde?

È la stessa definizione adottata dal Consiglio dei ministri del governo Conte II nel 2020.

E in quel governo c’era il Pd.

Non solo. Erano rappresentate tutte le varie anime del partito. Quella definizione era stata recepita perché ritenuta giusta. Quindi non capisco il riflesso pavloviano di certa sinistra che appena sente parlare di alcuni argomenti reagisce in maniera sbagliata.

Torneremo a breve sul punto. La proposta di Delrio non presenta problemi di interpretazione?

Se così fosse, perché non parlarne in Parlamento? E poi, posso rivolgere la stessa domanda a chi del mio partito era al governo nel 2020: se c’era il rischio che la definizione di antisemitismo dell’IHRA desse vita a interpretazioni sbagliate o rischiose per la libertà di opinione, perché l’hanno recepita? E a questa domanda aggiungo una considerazione.

Quale?

Delrio si è limitato a presentare una proposta dopo che le destre hanno presentato le proprie, che prevedono perfino il carcere. Lo ha fatto anche per dare a questo tema un’angolatura non meramente repressiva, come quella della destra. Dopodiché se andasse avanti il dibattito e ci fosse qualche necessità di precisare per evitare interpretazioni sbagliate, si potrebbe farlo. Il Parlamento esiste per questo. È anche al nostro interno ne possiamo parlare: siamo il Pd, non una caserma.

Nonostante lo stop di ieri sera, crede che il dibattito nel partito possa andare avanti?

Spero in un dibattito fatto in buona fede, come accadde durante la discussione sul reato di negazionismo della Shoah. Altra cosa sono le reazioni rabbiose alle quali noi firmatari della proposta Delrio siamo stati sottoposti sui social. Siamo stati manganellati. Ci sono commenti in cui chiedono di cacciarci dal Pd. Siccome non siamo una chiesa e non possono esserci le scomuniche, mi aspetto che il mio partito ci difenda.

Si aspetta un intervento della segretaria?

Me lo auguro.

Non è la prima volta che sull’antisemitismo ci sono polemiche interne al Pd. I Giovani democratici hanno contestato Emanuele Fiano. E la segreteria non è intervenuta in difesa di quest’ultimo. Perché si fatica a prendere posizioni più nette?

Questo attiene a un tema generale: vedo presenti nella sinistra, e anche nel Pd, forme di radicalizzazione incomprensibili. Lontane da quella che era per me sempre stata la sinistra: una sinistra contro Hamas, contro il terrorismo e per i palestinesi. Nei cortei di questi mesi non ho mai sentito parole d’ordine contro il terrorismo di Hamas.

È un problema di una generica sinistra o anche del Pd?

In qualche misura, alcune pulsioni hanno lambito anche pezzi del mio partito. E questo è un grave arretramento culturale. Parole d’ordine come ‘Palestina libera dal fiume al mare’ sono folli. E non si può civettare con chi le usa. Schlein su Gaza ha detto cose condivisibili. Nonostante ciò nel partito ci sono state, e ci sono, pulsioni inaccettabili. Contestare Emanuele Fiano è assurdo.

Possiamo dire che atteggiamenti che ammiccano all’antisemitismo meriterebbero una condanna più incisiva da parte della dirigenza del Pd?

Non solo. Quando ai cortei sentiamo slogan che non ci appartengono dobbiamo avere la forza politica di mandare via chi li utilizza. Altrimenti dobbiamo andarcene noi.


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