Senatore Walter Verini (Pd), sicuro che non abbiate sottostimato il ruolo di Cafiero De Raho?
«Tutt`altro, abbiamo esaminato ogni atto traendone la conferma di una persona integerrima che ha sempre fatto il suo dovere. Si può anzi dirlo “parte lesa” da parte di chi ha tradito la sua fiducia».
Ha guidato però a lungo la Dna. La maggioranza parla di «uno scenario inquietante».
«È la conferma dell`uso politico della Commissione, la pretesa di indicare ai pm cosa fare, sostituendola nell`ipotizzare reati inesistenti. Non è una novità…».
Cafiero De Raho non poteva accorgersi di qualcosa?
«Non so che margine avesse, ma la sua storia lo mette al di sopra di ogni sospetto».
La sua controrelazione però non ha la vostra firma.
«È un granchio preso da Gasparri che lo spaccia come caso politico. Abbiamo firmato con M5S e Avs un documento unitario, quelle di Cafiero De Raho erano controdeduzioni di natura più personale».
Perché scrivete che è stata un`occasione persa?
«La mafia investe capitali sul furto di dati e la vulnerabilità del sistema emersa qui poteva essere affrontata sul piano della sicurezza, coinvolgendo il Copasir. Invece si è mirato a Cafiero De Raho, Scarpinato e la magistratura».
Però gli spiati erano quasi tutti vostri avversari.
«Non si può certo dire che Laudati sia vicino al centrosinistra. La verità è che Crosetto, nella denuncia, faceva riferimento ai servizi segreti, di cui è responsabile Mantovano. Era giusto che Meloni venisse in Parlamento a chiarire, ma si è cambiato obiettivo».


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