“C’è un lungo filo che lega la tappa di oggi, l’approvazione del ddl sul reato di femminicidio, alle battaglie femminili e femministe con cui le donne hanno conquistato diritti e spazi di libertà. Dall’8 marzo del 1972 in cui a Campo de Fiori a Roma ci fu la prima manifestazione femminista italiana fino alle ultime leggi contro la violenza sulla donne, il percorso è lungo. Questa legge contiene limiti, alcune seri, ma è un passo in avanti che la parola femminicidio faccia il suo ingresso nell’ordinamento italiano. Non è una concessione, ma è il frutto di un filo rosso delle battaglie di tante donne e anche di alcuni uomini. Riconoscere nel codice penale che una donna può essere uccisa perché esercita i suoi diritti di libertà oppure per odio e discriminazione, come accade nella realtà, è davvero un passo in avanti”. Lo ha detto in Aula il senatore del Pd Walteri Verini. “Gino Cecchettin – ha continuato Verini – ha detto che questa norma è la presa di coscienza collettiva che esiste il femminicidio. Anche noi la pensiamo così. Sappiamo poi che serve anche ben altro per combattere la violenza contro le donne, servono prevenzione, educazione affettiva, attenzione nei programmi televisivi, rispetto tra i generi, formazione delle forze dell’ordine e dei magistrati, sostegno ai centri antiviolenza, politiche concrete per la parità nel lavoro e nella società. Il lavoro indefesso di confronto tra maggioranza e opposizione, anche ad alti livelli, che ha portato al consenso su questa legge deve continuare. Su temi come questi è necessario questo spirito”.
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