“Oggi ricordiamo la strage di Utøya, una ferita che ha colpito l’Europa intera. Il 22 luglio 2011, 77 ragazze e ragazzi furono assassinati dal neonazista Breivik perché rappresentavano un’idea di società aperta, democratica, solidale. Furono colpiti non per ciò che avevano fatto ma per ciò in cui credevano. Ricordare Utøya non è però solo un doveroso tributo alla memoria, è un dovere verso il presente. Perché l’odio, l’estremismo, la delegittimazione dell’avversario, il linguaggio della disumanizzazione non appartengono solo al passato. Perché movimenti suprematisti, di ispirazione neonazista sono ancora diffusi e sono addirittura in crescita anche nel nostro Paese e aumentano fenomeni che alimentano intolleranza, odio, violenza e fanatismo. E nessuna democrazia è immune se smette di riconoscere e sottovaluta questi segnali.” Lo ha detto nell’Aula del Senato Walter Verini (Pd).
“Ci sono perfino dittatori, autocrati, presidenti di stati democratici – ha proseguito Verini – che alimentano, con fatti e linguaggi, odio e violenze. Per questo il compito di tutti deve essere quello di tenere alta la guardia democratica. Significa difendere il pluralismo, custodire il rispetto reciproco, contrastare ogni forma di estremismo e di odio politico prima che si trasformi in violenza. Il modo migliore per onorare le vittime di Utøya non è soltanto ricordarle. È essere, ogni giorno, all’altezza della responsabilità che la democrazia affida a ciascuno di noi. E’ custodire la democrazia sotto attacco, i valori dell’Europa con coraggio, riconoscere e isolare i segnali dell’odio prima che diventino violenza e non arretrare mai nella difesa dei valori repubblicani, è il modo più autentico per onorare le vittime di Utøya e per essere degni delle istituzioni che rappresentiamo”.


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