“La sera del 4 novembre 1995, con Rabin, vennero uccisi anche gli accordi di Oslo, la speranza di una pace giusta e duratura, la prospettiva di due popoli e due stati. Il fanatico che sparò lo disse chiaramente al processo: ho colpito Rabin per colpire il processo di pace. Del resto, la destra estrema e fanatica israeliana (tra i cui principali esponenti c’era Benjamin Netanyahu), si distinse per una violenta campagna di odio, agitando piazze nelle quali si diceva di fermare con ogni mezzo le idee di Rabin”. Lo ha detto in aula il senatore del Pd Walter Verini.
“Certo – ha aggiunto – in questi trenta anni sono accadute tante cose. Israele ha dovuto conoscere la paura, il terrore, gli attentati. A questo terrore, a questa paura, ai missili che partivano contro le sue città, Israele ha risposto nel peggiore dei modi. Con l’estremismo fanatico. Con l’odio e l’estremismo dei coloni, contrari perfino agli accordi di Abramo. Ma al 7 Ottobre il Governo della destra estrema di Netanhyau, come sappiamo, ha replicato nel peggiore dei modi. Con stragi di civili, bambine e bambini. Con massacri e perfino con l’arma della guerra combattuta costringendo alla fame la popolazione di Gaza”.
“Per questo ricordiamo Rabin, il suo sacrificio – ha concluso Verini – Perché se gli uomini di pace e giustizia muoiono, non muore il loro esempio, non possono venire uccise le loro idee. Così è per lui, come lo è stato per Olof Palme, o per Martin Luther King. In molte città del mondo, d’Italia ci sono luoghi, strade, intitolati a Rabin. A Roma c’è un Parco a lui dedicato. In via Panama, attaccato proprio a Villa Ada. Andare lì, portare un fiore, è un gesto: significa ricordare un uomo coraggioso, un uomo di dialogo, un uomo di pace”.