“L’uscita di Marianna Madia dal PD è, dal suo punto di vista comprensibile, ma sbagliata. Chi peró riduce queste scelte – dolorose – a mercanteggiamento di posti non è solo offensivo, ma ha una visione della politica molto triste e limitata, pari a quella di chi, nel PD, ha esultato per la scelta di Madia, auspicando altri allontanamenti. Tipico di queste situazioni, poi, è il toto-uscenti. Anche io, ovviamente, non sono tra questi, come non lo sono tanti riformisti senza i quali il PD non è più il PD. Ho creduto molto nel PD di Veltroni, come nell’Ulivo guidato da Prodi. Ho visto nascere molto da vicino questo partito e l’ho visto, in tempi di berlusconismo dominante, prendere 12.200.000 voti, il 33.4%. Non penso sia ripetibile, ma penso che il PD della Schlein possa e debba allargare molto lo sguardo. Certamente parlare alle fragilità, combattere ingiustizie e diseguaglianze, battersi per lavoro, salute e diritti. Ma anche per crescita, sicurezza, imprese e innovazione. E naturalmente pace. Ed Europa. Tre volte Europa. Mi batto per questo nel PD e perché il PD faccia questo. E lo faccia senza delegare a nessuno l’attenzione e la rappresentanza ( presunta ) di mondi e forze sociali. Aggiungo: ho già detto personalmente alla segretaria, qualche mese fa, e l’ho ribadito più volte pubblicamente, che considero terminata la mia esperienza parlamentare. Continuerò a occuparmi di politica come ho sempre fatto dal PCI in poi: da militante della sinistra riformista. Insomma, mi batto per le idee, non per i posti. E come me certamente tanti altri. Vorrei se ne tenesse conto. Sbaglierebbe, chi non lo facesse”. Così il senatore Walter Verini, membro della Direzione PD
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