“Giancarlo ascoltò solo la sua determinazione, il suo coraggio, la sua scelta di fare il giornalista, il giornalista d’inchiesta, continuando a battere i tasti di quella sua Olivetti M80, scorrazzando con la sua Citroen Mehari verde alla ricerca quotidiana delle verità. Questo gli costò la vita”. Lo ha detto in aula il senatore del Pd Walter Verini nel ricordare la morte del giornalista del “Il Mattino” assassinato nel 1985 su ordine del boss Angelo Nuvoletta e per volontà del suo alleato Totò Riina.
“Giancarlo Siani emoziona – ha aggiunto – come emoziona suo fratello Paolo che con commovente forza e dolce determinazione porta avanti con i figli e tanti altri il lavoro della Fondazione. Mandiamo anche da qui un abbraccio a Paolo, che nella scorsa legislatura è stato deputato con noi, da tutti apprezzato”.
“L’assassinio dei giornalisti è un assassinio delle nostre libertà, di una parte di noi a cui la comunità non intende rinunciare”, ha detto il Presidente Mattarella nel ricordarlo – ha proseguito – Ascoltiamolo, quando muoiono giornalisti nelle zone di guerra come a Gaza, quando vengono incarcerati in Russia, in Iran, nei Paesi dove non c’è democrazia. O vengono ammazzati quando scoprono verità inconfessabili: un nome su tutti, quello di Ilaria Alpi. Ascoltiamolo, quando giovani precari e free lance vengono minacciati, magari anche con le querele temerarie, quando giornalisti antimafia e d’inchiesta sono costretti a vivere sotto scorta o subire gravi intimidazioni, come è accaduto a Giorgia Venturini di Fanpage, cui anche da qui va la nostra solidarietà. Grazie, Giancarlo Siani, perché il tuo ricordo può aiutare ad avere fiducia e speranza nel futuro”.