Il Presidente del Senato parla di “falli di reazione”, ma il clima intorno al referendum non nasce da una reazione: nasce da una precisa scelta politica.
Da mesi esponenti dell’esecutivo, dalla Presidente del Consiglio ai vicepremier, trasformano singoli atti giudiziari in casi politici. È accaduto a Rogoredo, il giorno dell’uccisione del pusher, quando una decisione dovuta dell’autorità giudiziaria è stata immediatamente piegata allo scontro pubblico, prima ancora che fossero chiariti i fatti. È accaduto in numerose vicende su misure cautelari, indagini preliminari, sentenze civili e amministrative, persino su provvedimenti della magistratura contabile, che nulla hanno a che vedere con la separazione delle carriere e che sono stati invece utilizzati per alimentare sempre una narrazione contro ogni magistratura.
Quando ogni decisione giudiziaria diventa materia di polemica quotidiana, è inevitabile che il clima si deteriori.
A questo si aggiunge una riforma costituzionale imposta al Parlamento con la consegna alla maggioranza di non modificare una virgola e con il precedente gravissimo dell’Aula senza mandato al relatore, fatto mai avvenuto nella storia repubblicana.
Ridurre il referendum a uno slogan tecnico significa eludere il punto: qui si discute dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Se si vuole davvero abbassare la tensione, il primo passo è smettere di usare la magistratura come terreno di scontro permanente e restituire centralità al confronto istituzionale nel merito. Il secondo passo è evitare dai vertici delle istituzioni di fare propaganda per il Sì”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta alcune affermazioni del Presidente del Senato Ignazio La Russa.