Sono molto dispiaciuta», ripete la senatrice Simona Malpezzi, portavoce dei riformisti Pd.
Solo per Picierno o c`è dell`altro?
«Intanto per la sua decisione, che capisco ma non condivido: la battaglia va fatta dentro il Pd».
E poi?
«Sono amareggiata per i patetici festeggiamenti nelle chat interne e sui social, ma anche perché tutto sta avvenendo nel silenzio della massima dirigenza del mio partito. Come se questo ennesimo addio, originato da un malessere profondo, non li riguardasse».
Un malessere evidentemente reciproco, senatrice.
«Più volte Pina ha segnalato le difficoltà personali e gli attacchi politici subiti senza che nessuno dei vertici abbia mai risposto».
Vogliamo parlare dei suoi ripetuti attacchi contro Schlein o la campagna del tutto fuori linea a favore della riforma della giustizia?
«Ci possono anche essere stati atteggiamenti un po` ruvidi nel porre le questioni, però un grande partito non può avere paura delle idee, anche quando non coincidono con le tue: interpretare ogni critica come un atto di insubordinazione, o peggio lesa maestà, vuol dire non accettare il confronto».
Il Pd è diventato massimalista?
«Io penso che quando si perdono dei pezzi non si perde solo una persona, ma la storia che rappresenta e la cultura di cui si è fatta portatrice. Quando perdi questi pezzi diventi un po` più piccolo, smarrisci la tua capacità espansiva. Il Pd delle origini, in cui continuo a credere, è nato come metafora di una grande casa nella quale mondi e sensibilità diverse possono convivere e fare sintesi. È l`opposto di un partito identitario: un rischio che dobbiamo evitare».
Schlein sta mutando pelle al Pd?
«Quelli che scrivono “finalmente Picierno se ne va” non sanno cos`è il Pd: un partito che non ha paura delle differenze, le riconosce e le vive come una ricchezza, non un fastidio. Ecco perché credo vada fatta una riflessione sulle ragioni per cui tanti hanno fatto la stessa scelta. L`elenco comincia a farsi lungo: Borghi, Furlan, Gualmini, Madia, ora Picierno. Non si può continuare a restare zitti davanti a questo stillicidio: bisogna chiedersi perché non sono rimasti dentro».
Braga dice che quella di Picerno è una decisione individuale, legata a prospettive di ruoli europei.
«Non credo si possa liquidare così una decisione di natura politica, sennò bisognerebbe chiedersi se chi è passato con Schlein pur non avendola votata al congresso l`abbia fatto solo per opportunismo».
Il disagio di voi riformisti farà altre “vittime”?
«Io so solo che stare in minoranza è la scelta meno facile. Ma necessaria per allargare il Pd, altrimenti c`è il rischio di perdere non gli eletti ma gli elettori, che potrebbero non sentirsi più rappresentati e decidere di votare altro».


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