“L’audizione dell’Ufficio parlamentare di
bilancio sul Documento programmatico di finanza pubblica e’
impietosa: secondo le stime dell’Upb la crescita economica nei
prossimi tre anni sara’ mediamente inferiore alle previsioni del
governo e nel 2026 l’impatto della manovra sara’ addirittura
negativo sul Pil, a causa del rallentamento degli investimenti e
della debolezza strutturale della domanda interna. E’ un dato
sconcertante, che conferma cio’ che denunciamo da tempo: il
governo Meloni sta vivendo di rendita sul Pnrr, senza il quale
l’Italia sarebbe in recessione, e non ha la piu’ pallida idea di
come rilanciare davvero lo sviluppo del Paese. Le poche misure
accennate nel Documento di programmazione – il mini-taglio
dell’Irpef e gli incentivi alle imprese – sono pannicelli caldi,
senza effetti significativi sulla crescita e incapaci di
affrontare le vere sfide di produttivita’ e innovazione di cui
l’Italia ha bisogno. Dal 2027, quando l’effetto del Pnrr
iniziera’ a esaurirsi, l’Italia rischia di restare intrappolata
nella stagnazione, con preoccupanti incognite anche sulla tenuta
dei conti pubblici e l’andamento del debito, che secondo l’Upb
arrivera’ nel 2026 al 139 per cento del Pil e rimarra’ a livelli
superiori a quanto previsto dal governo per tutto l’orizzonte di
programmazione. E’ l’ennesima conferma che le politiche di
austerita’ e di semplice galleggiamento portano il Paese in un
vicolo cieco. Serve una direzione completamente diversa: piu’
investimenti pubblici stabili, lavoro di qualita’ e un serio
piano industriale per la transizione ecologica e digitale”. A
dirlo Antonio Misiani, senatore e responsabile Economia e
finanze nella segreteria nazionale del Pd.


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