“‘Abbiamo vinto al Totocalcio’. A
leggere le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Roma,
c’è da credere che qualcuno, attorno al Ponte sullo Stretto,
festeggi davvero come dopo una giocata fortunata. Peccato che la
posta in palio non fosse un montepremi da bar, ma 13,5 miliardi
di euro di soldi pubblici. E peccato che, mentre qualcuno
esultava, a perdere sia stato il Paese. Lo diciamo da anni, e
oggi suona persino più chiaro: il governo ha blindato 13,5
miliardi per un’opera dai costi incerti, dai tempi infiniti e
dai benefici tutti da dimostrare, bocciata nel merito dalla
Corte dei conti. La reazione del ministro Salvini a quella
bocciatura riportata da uno degli indagati – ‘se i magistrati
vogliono la guerra, guerra sia’ – racconta meglio di qualsiasi
analisi il metodo seguito dal governo: prima si decide
l’opera-simbolo, poi si dichiara guerra a chiunque osi chiedere
conto di numeri, coperture e legittimità. Nel frattempo, fuori
dal Totocalcio del Ponte, c’è un Paese reale che aspetta.
Aspettano i pendolari del Sud su linee ferroviarie a binario
unico, aspettano i territori esposti al dissesto idrogeologico,
aspettano acquedotti che perdono metà dell’acqua, strade, scuole
e ospedali che avrebbero bisogno di una frazione di quei 13,5
miliardi per cambiare davvero la vita delle persone. Tutte opere
essenziali, concrete, rapidamente cantierabili: lasciate senza
risorse perché i soldi sono state messi tutti sulla stessa,
discutibilissima casella. Il governo dovrebbe avere l’onestà di
dirlo agli italiani: ha scelto la scommessa simbolica anziché
gli investimenti utili. Noi continueremo a chiedere che quei
13,5 miliardi tornino a finanziare le infrastrutture di cui il
Paese ha realmente bisogno”. Così il senatore Antonio Misiani,
responsabile Economia, imprese e infrastrutture segreteria
nazionale del Partito Democratico.