“Questo provvedimento è un pezzo di una strategia con cui questo Governo vuole togliere autonomia all’Università, metterla alle sue dipendenze, togliere diritti e rappresentanza alle persone che vi lavorano. Si allontana sempre più il nostro sistema dagli standard europei ed internazionali. Si tolgono risorse agli atenei, si reintroduce la precarietà, si rende più difficile per gli studenti mantenersi agli studi. In quattro manovre di bilancio il Governo Meloni non ha mai varato un piano di reclutamento. Le assunzioni fatte in questi anni sono state realizzate solo grazie ai finanziamenti pluriennali previsti nella precedente legislatura. E’ evidente che si tratta di una scelta voluta per destrutturare il sistema universitario nazionale, a tutto vantaggio delle Università private telematiche. Le risorse ora a disposizione non bastano a coprire i costi dell’inflazione. Nel 2027 il 40% degli Atenei rischierà la chiusura. A fronte della fine delle risorse del Pnrr, il Governo Meloni non stanzia alcun euro aggiuntivo. Ciò provocherà una ecatombe: l’espulsione di oltre 15mila ricercatori dai nostri Atenei. Una sconfitta epocale per la vita e il destino di migliaia di persone e per il nostro sistema Paese. Questa legge di bilancio è una colossale presa in giro: da una parte si stanziano i fondi per i Prin (mai così bassi), dall’altra vengono “congelati” e dunque sottratti oltre 568 milioni non più disponibili subito ma rinviati, se tutto andrà bene, al 2029. Il risultato netto -tabellare- è una contrazione di 118 mln nel triennio. Le modifiche recentemente apportate alla governance dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) trasformano una agenzia tecnica in un braccio operativo dell’esecutivo che così potrà premiare gli atenei allineati e colpire gli altri. C’è una evidente torsione autoritaria esplicitata anche dalla volontà di inserire rappresentanti del Governo all’interno dei consigli di amministrazione, ponendoli di fatto sotto il controllo dell’esecutivo. Questa è la tempesta perfetta per chi fa ricerca oggi in Italia. Verranno colpite qualità e trasparenza del sistema. Tutti i nostri emendamenti sono stati respinti ma noi continuiamo e continueremo a chiedere per l’Università risorse vere, regole giuste, autonomia, rispetto per chi ogni giorno tiene in piede didattica e ricerca. Il nostro no a questo provvedimento oggi , più che mai, serve a tenere viva questa battaglia”. Così il senatore del Pd Francesco Verducci, componente della Commissione Istruzione e Cultura in sede di dichiarazione di voto sul Ddl di Revisione delle modalità di accesso, valutazione e reclutamento del personale ricercatore e docente universitario.


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