“Siamo di fronte ad un provvedimento delicato che desta numerose perplessità per il quadro in cui s’inserisce. E’ evidente che all’interno di ampi settori della maggioranza si fa una estrema fatica nel riuscire a contemperare due importanti principi costituzionali: garantire il diritto all’informazione con la tutela della privacy. E la difesa della reputazione delle persone da attacchi indiscriminati. Purtroppo, in questi anni, la maggioranza ha lavorato scientificamente per colpire il diritto all’informazione. E lo ha fatto nonostante durante con il ministro Orlando si fossero varate misure efficaci, vietando la pubblicazione di intercettazioni non rilevanti ai fini penali, misure valide al punto che in questi anni il Garante della privacy non ha mai dovuto comminare sanzioni. E le cosiddette “gogne mediatiche” sono state drasticamente contrastate. La maggioranza, anziché cercare di far coesistere questi due diritti, si è preoccupata in questi anni solo di rafforzare il divieto di pubblicazione delle notizie. Siamo ben consapevoli dell’importanza del diritto alla presunzione di innocenza tanto che abbiamo fatto proposte in cui invitiamo i giornali a dare chiaramente conto, con la stessa rilevanza, di un avviso di garanzia, che si tratta di un provvedimento a tutela dell’indagato e non certo di una condanna. Tuttavia come si fa ad occultare le notizie? Benissimo difendere la privacy ma questa pulsione a tenere più occultati possibile i provvedimenti che riguardano i cosiddetti colletti bianchi, è inaccettabile. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere e, ad esempio, non parlare di quello che accade nelle Marche è inconcepibile. Respingiamo quindi misure contro i giornalisti e la libertà di stampa. Su questo, alla Camera il PD ha cercato di limitare i danni. La maggioranza ha dovuto accettare emendamenti, cosciente delle storture esistenti. Ma non basta. Perché, ad esempio, Governo e maggioranza non ci affiancano nella battaglia contro le querele temerarie? Sarebbero più efficaci e credibili. Noi vogliamo tenere insieme i due diritti per questo ci asteniamo cercando di tenere un equilibrio nell’interesse dei cittadini. E pubblicare un provvedimento di assoluzione finale dopo avere pubblicizzato l’avviso di garanzia è giusto e doveroso, come del resto prevede lo stesso codice deontologico dei giornalisti”. Così il senatore del Pd Walter Verini, segretario in Commissione Giustizia e capogruppo Pd in commissione Antimafia, intervenendo nell’aula di palazzo Madama nel corso della dichiarazione di voto sul Dl di modifica del decreto 30 giugno 2003 in materia di pubblicità delle sentenze di assoluzione o proscioglimento.
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