«Bene Letta che ascolta, ma poi decide senza farsi condizionare». Luigi Zanda, ex capogruppo, ex tesoriere e senatore dem, avverte che non è davvero il momento dei malpancisti nel Pd.

Zanda, il segretario Enrico Letta ha dato il benservito ai capigruppo Graziano Delrio e Andrea Marcucci. Ha fatto bene?

«Benservito non è la parola giusta. In un partito come il nostro quando cambia il segretario è prassi che i due capigruppo gli offrano immediatamente le loro dimissioni. Lo facemmo a suo tempo sia Roberto Speranza alla Camera che io al Senato. Immagino lo abbiano fatto anche Delrio e Marcucci».

Letta è decisionista?

«A me sembra che Letta stia esercitando le funzioni di segretario eletto all`unanimità due settimane fa dall`Assemblea. Il Pd non sarà più il partito del leader. Ma tra il partito del leader e il partito con un segretario che nelle decisioni importanti non conta nulla, c`è il segretario che esercita pienamente le sue funzioni. Questa è la posizione di Letta».

L`indicazione del segretario è di eleggere due donne: i gruppi dem, divisi in correnti, ci riusciranno?

«Letta ha posto una questione centrale per il Pd. Tanto è vero che proprio sul tema delle donne escluse dal governo è iniziata la fase che ha portato alle dimissioni di Zingaretti. Noi Dem abbiamo un buon numero di deputate e di senatrici, ma
nessuna ministra, nessuna presidente di Regione e mai avuta una segretaria del partito donna».

C`è quindi un problema di presenza di donne ai vertici dem.

«C`è un problema che riguarda l`identità del Pd. Io non sono un appassionato delle quote rosa. Anzi. Non mi piacciono per niente, le considero un rimedio di emergenza. E il Pd dovrebbe creare le condizioni per una maggiore partecipazione delle donne alla lotta politica interna, che è l`unico mezzo per affermarsi nella democrazia di un partito. In questo contesto ben venga l`invito di Letta ad eleggere due donne alla guida dei gruppi parlamentari».

Si annuncia una resa dei conti?

«Sinceramente non credo. La formazione del nuovo governo Draghi e le dimissioni di Zingaretti hanno creato una situazione molto difficile per il Pd. Sono certo che i deputati e i senatori abbiano piena consapevolezza della delicatezza del nostro momento tanto da non volere indebolire ulteriormente il partito con rese dei conti che gli elettori non capirebbero».

C`è una senatrice per cui lei tifa?

«Certamente c`è, ma il nome non glielo dico. Piuttosto le due capigruppo che verranno elette dovranno gestire una stagione complessa che va dall`appoggio al governo Draghi alla lotta alla pandemia al Recovery Plan fino alla delicatissima sessione per l`elezione il prossimo anno del nuovo presidente della Repubblica. Quindi occorrono personalità di grande rilievo, esperienza e autorevolezza».

Si sono scatenati molti mal di pancia nel partito.

«Il Pd conosce due tipi di mal di pancia: quello di chi si lamenta perché il segretario decide poco e di chi invece si lamenta perché decide troppo. Spesso i due mal di pancia riguardano lo stesso segretario».

È stato così nei confronti di Zingaretti?

«Certo».

Letta punta a rivoltare il Pd?

«Non mi sembra il tipo. Piuttosto credo che Letta senta la gravità del momento e voglia esercitare senza condizionamenti la funzione di segretario».

Senza farsi condizionare dalle correnti?

«Un partito pluralista come il Pd avrà sempre la necessità al suo interno di gruppi politici organizzati, di correnti, di aree di opinione. È inevitabile. La questione è “come” le correnti si muovono: se sono portatrici di idee e proposte sono utili, se sono delle scale per fare carriera, diventano subito dannose».

Il responsabile della organizzazione del partito, Stefano Vaccari, zingarettiano, ha redarguito la vice segretaria appena eletta Irene Tinagli per avere detto che il Pd finora si è guardato l`ombelico.

«Sono amico di Vaccari ma penso che Tinagli abbia espresso un concetto condiviso dallo stesso Zingaretti».

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